Il narco test? Una farsa se non è fatto a sorpresa

Gianni Alemanno il suo capello e i suoi liquidi corporali se l’è già fatti asportare ieri dai medici del Coni. L’esito del narco-test arriverà domani. Il risultato? Scontato: il sindaco risulterà certamente pulito. Tra l’altro, dicono i suoi uomini, è uno sportivo, scala persino le montagne. Chissà invece che cosa accadrà con i parlamentari. L’esame tossicologico volontario scatterà infatti solo lunedì. Deputati e senatori che vorranno deporre le loro urine negli appositi contenitori potranno accomodarsi in uno degli ambulatori della presidenza del Consiglio, forniti di ogni confort. Ma quanti lo faranno? «Saranno tanti», assicura Carlo Giovanardi, promotore dell’iniziativa. Sicuramente saranno tutti, o quasi, negativi. La previsione è a spanne, ma fondata sul buon senso. Chi è il pazzo che va a farsi esaminare sapendo di essere un abituale consumatore di sostanze stupefacenti?
Tra scienza e demagogia, è così che viene fuori il limite del test programmato: senza la sorpresa, è difficile riuscire ad incastrare qualcuno. È come se la polizia avvisasse gli automobilisti prima di sottoporli all’etilometro. Ma Giovanardi, sottosegretario alla presidenza, difende comunque la sua idea, nata sull’onda del caso-Marrazzo. «Il problema - sostiene - non è piccolo, visto che il Parlamento è al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica con una serie di rilievi e anche di illazioni. I parlamentari faranno perciò benissimo a garantire a a rivendicare la loro onorabilità e a dimostrare quindi che non è assolutamente vero che la droga sia diffusa alle Camere e che il Parlamento sia diventato una fumeria di oppio». Come dire: conviene a tutti sottoporsi all’esame: chi non lo fa, resta nella zona grigia dei sospetti o dei reticenti.
Sui risultati, Palazzo Chigi promette il riserbo assoluto. «I prelievi - spiega il capo del dipartimento delle politiche antidroga Giovanni Serpelloni - verranno effettuati in totale privacy e totale anonimato. I parlamentari che vorranno effettuare il test avranno la possibilità di ritirare i risultati in base a un codice, Noi non conosceremo mai i loro nomi, conosceremo esclusivamente il dato aggregato». Tot positivi, tot negativi. «Spetterà poi al singolo deputato o senatore - precisa Giovanardi - decidere se rendere pubblica o meno la propria partecipazione e il conseguente risultato. Io penso che saranno davvero numerosi i colleghi che approfitteranno di questa opportunità. Abbiamo già ricevuto moltissime adesioni».
Vedremo dunque chi si presenterà in ambulatorio. I big dei partiti sull’argomento tacciono, parlano poco soprattutto quelli del centrosinistra. L’unico a esporsi è Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma: «Sono d’accordo nel fare test antidroga ai politici, io non avrei alcun problema, neanche fumo. Ma bisogna stare attenti sull’onda dell’emotività a non lucrare su disastri umani per piccole rendite di posizioni politiche. Deve esserci la massima trasparenza su noi amministratori. La gente, però, chiede soprattutto controlli sui politici riguardo arricchimenti facili, appalti, condizioni patrimoniali. La vera trasparenza è questa». L’Udc parteciperà. «Dopo il caso-Mele, siamo stati i primi a pretendere limpidezza - dice Anna Formisano - e quindi non ci sottrarremo. Però sarebbe più efficace l’esame tricologico». Il dipietrista Diego Bianchi chiede a tutto il suo partito di affrontare l’esame: «Chi non lo fa, non è dell’Idv». La pugnace radicale Rita Bernardini, favorevole alla liberalizzazione delle sostanze stupefacenti, vorrebbe invece estendere la prova «alle forze dell’ordine, ai militari e ai magistrati». Verrebbe fuori, prevede, «un quadro interessante».