Narco traffico, in Messico metà dei poliziotti sono corrotti

Lo ammette il presidente Calderón. Cresce il bilancio della guerra tra i cartelli della droga: 3.600 vittime in un anno e mezzo. Il Paese sta diventando un &quot;“narco Stato&quot;, come la Colombia di 20 anni fa<br />

Uno su due. Il 49,4 per cento dei poliziotti messicani è “non raccomandabile”. Ovvero impreparato, addestrato male e spesso corrotto. L’ha ammesso davanti al Parlamento il presidente del Messico, Felipe Calderón, presentando i risultati di un’inchiesta sulla “salute” delle forze dell’ordine nel paese. A poche settimane dalle dimissioni di Guillermo Prieto, il comandante della polizia di Ciudad Juarez, principale crocevia del narcotraffico, la penisola centroamericana è sempre più in ostaggio dei signori della droga. Prieto ha mollato la battaglia dopo che era stato ufficialmente condannato a morte da un clan, insieme ad altri 22 agenti intoccabili. Sette di questi, nel frattempo, sono stati uccisi.

IL SANGUE Ormai di combatte ovunque. Anche a Puerto Escondido, ad Acapulco, a Puerto Vallarta, mentre migliaia di turisti americani ed europei la mattina dormono sulla spiaggia e la notte ballano in discoteca. La chiamano “la guerra de los cuernos de chivos”, “la guerra delle corna di vacca”. Metafora che richiama il caricatore ricurvo da 70 colpi del Kalashnikov, l’arma preferita dei narcotrafficanti messicani. Una guerra che si combatte strada per strada, casa per casa, tra i sette grandi cartelli della droga. Scoppiata nel 2001, ha lasciato sul campo oltre 12 mila morti, 3.600 solo nell’ultimo anno e mezzo. In media, una vittima ogni due ore.

IL BUSINESS Mentre cresce il bilancio dei morti, cresce di pari passo e in progressione esponenziale il peso della produzione messicana di droga nei mercati internazionali. Marijuana, cocaina, eroina, metanfetamine. Un giro d’affari da 20 miliardi di euro all’anno. Principale mercato di esportazione, naturalmente, i confinanti Stati Uniti. In pratica, il Messico sta diventando quello che era la Colombia fino agli anni Novanta: un narco-Stato. Per questo la guerra è così sanguinosa, perché chi vincerà tra i 7 cartelli concorrenti dominerà il Paese.

LE PROSPETTIVE Il conservatore Calderón è stato eletto per riportare la legalità, con tutti i mezzi. Compreso l’esercito. Intanto gli Stati Uniti hanno annunciato un intervento straordinario per aiutare il Paese vicino nella lotta al narcotraffico. Sono pronti a investire su questo fronte, nonostante la crisi economica, 350 milioni di dollari. Uomini e mezzi verranno inviati direttamente oltre confine, a partire da Tijuana, la capitale della droga a pochi chilometri dalla frontiera. Il piano ricorda il supporto offerto degli Usa alla Colombia, quindici anni fa. Allora l’intervento riuscì, molte coltivazioni furono smantellate e il business subì un colpo pesante. La grande industria della droga si riorganizzò più a nord, al di là dello stretto di Panama. Proprio in Messico.