Narcos, le piste della droga si fermano a Malpensa

Record anche di arresti: 375 i corrieri che sono finiti in manette

È la prima linea nella lotta al narcotraffico. Una trincea, come nessun altro aeroporto in Italia. E come pochi, in Europa. Perché su Malpensa - porta d’accesso a tutto il Nord del Paese - convergono le organizzazioni criminali straniere. Così, a Malpensa, si gioca la partita per contrastare il mercato illegale della droga. A confermarlo, un dossier della Guardia di finanza sui sequestri di stupefacenti eseguiti tra il 2006 a oggi. E sono dati record, frutto delle operazioni condotte dalle Fiamme gialle in collaborazione con gli uffici della dogana. In totale, 2 tonnellate di sostanze intercettate nello scalo lombardo.
Fiumi di polvere
Su tutto, la cocaina. Perché quella dell’Italia settentrionale, spiegano gli investigatori, è la piazza più redditizia per i narcos. Solo nel 2006, la Gdf del gruppo Malpensa ha sequestrato 958 chili di polvere bianca, e 690 l’anno successivo. Una tendenza confermata nel primo trimestre del 2008 (90 chili).
Ma non c’è solo la coca. Fatta eccezione per hashish e marijuana (valgono «poco», e il trasporto aereo non è vantaggioso), nell’aeroporto transita ogni tipo di droga. L’eroina, ad esempio, non è passata di moda. Oltre mezzo quintale sequestrato nel 2006 e 64 chili nel 2007. Quest’anno, invece, ancora nulla. Segno, con ogni probabilità, che i gruppi criminali stanno cercando uno snodo più sicuro per il proprio commercio. Infine, le droghe sintetiche. Più di cento chili in 27 mesi. Metanfetamine, ecstasy, ghb, shaboo. Sostanze di difficile individuazione, anche in ragione del rapporto tra quantità e valore. Pochi grammi, infatti, hanno un costo elevato al consumo. Un affare, per chi le smercia.
Un traffico globale
La domanda di droga, nel Nord Italia, è grande. E Malpensa attira i narcos di tutto il mondo. La rete è globale, e si riorganizza per aggirare i controlli. La cocaina, ad esempio, arriva principalmente dal Sudamerica, ma quasi mai dalla Colombia. Troppo sospetto. I carichi, infatti, partono da Caracas, San Paolo e Santo Domingo. Ma non solo. I cartelli, infatti, si riorganizzano su base transnazionale. Così, non è raro che la polvere transiti in Africa (Nigeria e Ghana sono i centri di stoccaggio), sottraendo i corrieri alle tratte «a rischio».
L’eroina, invece, non è più prerogativa delle organizzazioni balcaniche. Da tempo, il mercato è di pakistani e afghani, il cui monopolio è legato alla qualità della materia prima. L’eroina asiatica, infatti, arriva pura al 98 per cento. E non è un dato secondario. Perché, in questo modo, bastano pochi chili per un business milionario. Quella stessa sostanza sarà «tagliata» prima di finire nelle piazze, moltiplicando così i profitti.
Tre, infine, i Paesi di partenza per le droghe sintetiche: Olanda, e - per lo shaboo (che all’utente arriva a costare anche 500 euro a dose) - Indonesia e Filippine. Un traffico più insidioso, perché privo di grandi apparati organizzativi alle spalle e di massicci investimenti. Gli stupefacenti di sintesi, infatti, hanno un costo di produzione ridotto e un mercato vastissimo. Soprattutto tra i più giovani.
I corrieri e i «caduti»
Unico limite, la fantasia. Suole delle scarpe, doppi fondi, tele di quadri, cornici, bottiglie di vino, parrucche imbottite, computer, telefonini. La droga è ovunque. E poi ci sono gli «ovulatori», che arrivano a ingerire fino a due chili di stupefacente in capsule. Intercettarli non è semplice. «Il fattore essenziale - spiega il tenente colonnello Emilio Fiora, comandante della Guardia di finanza del gruppo Malpensa - è l’esperienza dei nostri uomini. Si tratta di un bagaglio insostituibile per contrastare il narcotraffico, e che abbiamo il dovere di valorizzare». Così, dal 2006 a oggi, i «caduti» (come vengono chiamati nel gergo dei narcos i corrieri arrestati) sono 375, «anche grazie al fondamentale aiuto della procura di Busto Arsizio», precisa Fiora. E un terzo dei fermati, sono in «consegna controllata». Ovvero, seguiti dai finanzieri fino al destinatario del carico, così da intervenire non su una partita di droga, ma sugli ingranaggi del sistema. «Un modo - aggiunge il comandante - per produrre un danno economico e strutturale maggiore alla rete dei trafficanti». Una pratica che nel 2007 - dati del Viminale - è cresciuta di oltre il 20 per cento.
Milano-Roma
Cosa accadrà, ora che Malpensa non è più un hub? «Certamente - conclude Fiora - i gruppi criminali che utilizzavano Malpensa dovranno appoggiarsi ad altri aeroporti». Quindi, potrebbero decidere di fare scalo in qualche hub europeo, per poi trasferirsi negli aeroporti «minori» del Nord Italia. O, in alternativa, scegliere direttamente Fiumicino. Dove i sequestri di cocaina, nel corso di questi anni, sono stati un quarto (ad esempio, 180 chili nel 2007) di quelli dello scalo lombardo, e addirittura un nono (7 chili nello stesso anno) per quanto riguarda l’eroina. Di certo, i narcos sapranno riorganizzarsi. La speranza, dunque, è che anche a Roma siano pronti.