La narrativa da non perdere

Una magistrale (e breve) Némirovsky, i due big Philip Roth e Ian McEwan, la regina Elisabetta in veste di lettrice e tutta l’eleganza di Coco Chanel

Senza fare tante chiacchiere su quanto sia bello (e anche economico, visti i prezzi di sciarpe, cravatte e profumi) regalare un libro per Natale, vorremmo segnalare alcuni titoli, scelti tra le migliaia di novità che troverete in libreria, basandoci su un solo criterio: sono piaciuti a noi.
Partiamo dal breve racconto russo di Irène Némirovsky Come le mosche d’autunno (Adelphi, pagg. 99, euro 9), dove si narrano le vicende di una ricca famiglia in fuga dalla rivoluzione bolscevica, costretta ad abbandonare la grande tenuta e a scappare a Parigi con i gioielli cuciti nelle fodere della gonna. Un esilio di stenti, raccontato in modo sublime, che piacerà a chi ha già amato Suite francese: la stessa dissoluzione, la stessa umanità travolta dalla storia, dove si salva soltanto chi ha ancora qualcosa in cui credere.
Di un’altra grande penna femminile, Anne Tyler, consigliamo La figlia perfetta (Guanda, pagg. 292, euro 15,50): non il migliore dei libri dell’autrice di Turista per caso e Una donna diversa, ma un romanzo garbato sul ruolo della famiglia nella società multietnica. Due neonate coreane vengono adottate da due famiglie americane completamente diverse, una wasp e politicamente corretta, l’altra iraniana: uno spaccato attualissimo sul tema dell’integrazione, con siparietti ironici e personaggi ben riusciti. Alto tasso di satira sociale.
Per rimanere nell’ambito dell’umorismo di qualità, da non perdere La sovrana lettrice di Alan Bennett (Adelphi, pagg. 96, euro 12), dove protagonista è addirittura la Regina Elisabetta II, che alla sua veneranda età scopre le gioie della lettura creando problemi ai servizi segreti e ai cerimonieri di corte, scardinando le rigide regole dell’etichetta e infilandosi in situazioni al limite del paradosso. Finale a sorpresa.
Nella lista delle belle letture di questo periodo non possono mancare due big di Einaudi: Philip Roth con Patrimonio (pagg. 188, euro 16,50) e Ian McEwan con Cecil Beach (pagg. 136, euro 15,50). Il libro di Roth è la vera storia (come recita il sottotitolo) della malattia e morte del padre Hermann, attraverso il lungo calvario del cancro. Sconsigliato a depressi e ipocondriaci, adatto per chi ha apprezzato il lugubre Everyman. Quella dell’autore di Espiazione è invece una commedia più agra che dolce sul tema «amore e sesso». McEwan narra la prima notte di nozze di una coppia di fidanzatini perfetti, che hanno un solo problema: non sanno che pesci prendere. Il tutto si svolge nel 1963, prima della rivoluzione sessuale che avrebbe liberalizzato i costumi e smorzato gli imbarazzi della verginità. Quella notte cambierà la vita di entrambi, ovviamente non diciamo come.
Altra segnalazione è per Muriel Barbery, L’eleganza del riccio (edizioni e/o, pagg. 384, euro 18). Purtroppo di questo romanzo si è parlato troppo e spesso a sproposito, come succede quando un libro arriva dall’estero presentato come «il caso letterario dell’anno in Francia» (600mila copie). Questa volta però merita davvero. La storia si svolge a Parigi, al 7 di rue de Grenelle, palazzo di lusso e lustrini. Protagoniste una portinaia che all’insaputa di tutti è una coltissima autodidatta e la giovane Paloma, dodicenne arrabbiata e annoiata, figlia di un politico assente, che ha deciso di suicidarsi. Le strade delle due, è scontato, finiranno per incontrarsi.
Ultimissimo consiglio per una biografia che si legge come un romanzo: Coco Chanel di Henry Gidel (Lindau, pagg. 360, euro 18). La vita della raffinata sarta è talmente vera che sembra finta.