Un narratore di favole finito dietro la macchina da presa

«Sono convinto di essere un narratore di favole. Favole che hanno per tema la civiltà e l’inciviltà contemporanea». Così, Michael Crichton mi aveva semplicemente riassunto, durante una lunga chiacchierata all’hotel Savoia di Milano, il suo rapporto con il mondo della scrittura nel quale ha sperimentato da pioniere generi come il techno e il medical-thriller. Uno stile inconfondibile che gli ha permesso fin da subito di avere un rapporto privilegiato con il cinema, sia come produttore di soggetti intriganti per blockbuster come Jurassic park e Il mondo perduto di Steven Spielberg, Sfera e Rivelazioni di Barry Levinson, sia come ideatore di serie televisive pluripremiate come E. R., ma anche come eccellente sceneggiatore e abile regista di film tecnologici originali come Il mondo dei robot, Looker e Runaway che hanno sposato l’elemento fantastico e quello scientifico con il ritmo della suspense.
E pensare che il suo rapporto con Hollywood era iniziato per caso, quando era stato invitato come consulente da Blake Edwards sul set del Caso Carey, tratto dal romanzo In caso di necessità che Crichton aveva firmato con lo pseudonimo di Jeffrey Hudson. Quasi per scherzo il giovane scrittore aveva accettato di realizzare per la televisione il thriller Pursuit, mettendosi dietro la macchina da presa scegliendo di adattare il suo Binary (siglato con il nom de plume John Lange). Fu grazie a quella pellicola che Robin Cook lo scelse per l’adattamento del suo Coma profondo, film che per primo accompagnava gli spettatori nel mondo dei traffici di organi e che permise con il suo successo a Crichton di proseguire insieme la carriera di cineasta e quella di scrittore.
«Devo molto del mio immaginario - raccontava Crichton - a un maestro del cinema come Alfred Hitchcock. Lui sosteneva che le sue non erano pellicole di genere, bensì film e basta. E anch’io non mi sono mai posto obiettivi letterario-filosofici. Ho diretto pellicole come Coma profondo, Runaway e Looker in un’epoca in cui non c’erano ancora gli effetti speciali in digitale, ma pur essendo film a basso budget sembrano ancora oggi prodotti all’avanguardia e sono orgoglioso che James Cameron abbia omaggiato il mio Mondo dei robot nel suo Terminator». Il rapporto fra Crichton e il cinema è stato altalenante, soprattutto quando sono stati altri autori a trasporre le sue storie. Si va dalle intuizioni apocalittiche incarnate da Robert Wise nella riuscita versione di Andromeda al fallimentare polpettone medieval-fantascientifico di Timeline, dall’avvincente L’uomo terminale di Mike Hodges allo scialbo Sol Levante di Philip Kaufmann, dal goffo film di avventura alla «Indiana Jones» Congo di Frank Marshal all’irrisolto Il 13º guerriero girato da John McTiernan che comportò più di uno scontro sul set.
E se fra i progetti irrealizzati c’è quello di un thriller psicologico, sicuramente i backstage più affascinanti lasciatici da Crichton rimangono quelli contenuti fra le pagine del suo Viaggi (Garzanti), dove descrive le incredibili peripezie sue e della troupe capitanata da Sean Connery sul set dell’appassionato 1885 - La prima grande rapina al treno.