Nasce cerebroleso: condannati i medici

L’ospedale Evangelico e il ginecologo che ha eseguito il parto con utilizzo della ventosa, causando gravissime e irreversibili lesioni cerebrali, sono stati condannati dal giudice Roberto Braccialini a risarcire con un milione e 200 mila euro (con rivalutazione e interessi e alle spese di giudizio), i gravi danni (biologici, esistenziali e patrimonial), subiti sia dal bimbo, che oggi ha 7 anni, sia dai genitori. La sentenza è esecutiva. Non è caduto nel vuoto il grido di dolore, lanciato da un papà e da una mamma, con una citazione al tribunale civile presentata nell’aprile 2003, genitori infelici, costretti a convivere con un figlio che, a causa del mancato taglio cesareo, è adesso invalido al cento per cento con una diagnosi terrificante: «paralisi cerebrale infantile a tipo tetraparesi spastica», conseguente alla grave asfissia neonatale (in pratica il piccolo, che è anche Down, è allo stato vegetativo: non cammina, deve essere imbocccato e portato in bagno, biascica qualche parola). Il legale dei genitori, Sandra Celestino, nell’esposto scriveva che quanto accaduto era da attribuire esclusivamente all’imprudenza, imperizia e negligenza dei sanitari dell’Evangelico, che hanno eseguito il parto. Nella sentenza si dice, tra l’altro, che la gestante veniva ricoverata per «induzione travaglio di parto», e che nonostante la situazione sconsigliasse di proseguire nell’induzione al travaglio, alla partoriente venivano somministrati preparati per l’induzione. In nottata la puerpera avverte forti dolori, Dopo qualche ora il ginecologo decide per l’uso della ventosa e il bimbo viene estratto in condizione di «grave asfissia neonatale».