Nasce dall’acqua il Beaubourg di Milano

Presentato il progetto del museo di Arte contemporanea che sorgerà nell’area dell’ex Fiera: previsti cinque piani, 18mila mq di superficie e un costo di 40 milioni. Pronto entro il 2011. L'architetto Libeskind: "Mi sono ispirato all'uomo di Leonardo"

Pronti via: il conto alla rovescia può tranquillamente partire. Tre anni di tempo e Milano dovrebbe finalmente avere il suo Beaubourg, il museo di arte contemporanea. Il condizionale, nonostante la fermezza dell’annuncio fatto ieri da un sindaco radioso, ha il suo perché: sul rispetto dei tempi di consegna del museo alla città pendono, come una spada di Damocle, ben due scommesse. La prima tra l’assessore alla Cultura del Comune di Milano, Vittorio Sgarbi, e il collega allo Sviluppo del territorio Carlo Masseroli: in palio cinquemila euro che Masseroli dovrà dare a Sgarbi se il museo non sarà pronto nella primavera 2011, come annunciato. La seconda, invece, di un importo mille volte superiore, l’ha rilanciata ieri sempre Sgarbi con Letizia Moratti. Non si tratta questa volta dell’usuale spirito polemico sgarbiano ma, strano a dirsi, di senso pratico: ancora non esiste un progetto del futuro museo, ma solo qualche rendering.
Scavalcando il principio di realtà, veniamo al progetto che si presenta grandioso, nei numeri e negli obiettivi. Cinque piani, 18mila metri quadrati complessivi di superficie, suddivisi in un auditorium al piano sotterraneo di 500 mq, e 4mila metri quadri tra piano terra e primo piano per le esposizioni, per 40 milioni di euro di costo complessivo. Una spesa che però non toccherà le casse comunali, in quanto il museo, che sorgerà nell’area di City Life, sarà consegnato al comune da City Life stessa come oneri di urbanizzazione. Ma l’innovativo spazio, firmato da Daniel Libeskind, ambisce a molto di più, tanto da passare dall’acqua al cielo con una torsione della base dell’edificio. Il museo di arte contemporanea, infatti, prende ispirazione da Milano e dai suoi simboli: l’acqua e Leonardo da Vinci. «Qui vorrei vedere realizzato il mio migliore museo - dichiara l’architetto polacco che vanta nella sua carriera il museo ebraico di Berlino, il Felix Nussbaum Museo a Osnabruck in Germania, l’Imperial War Museum a Manchester -, questo edificio è pensato unicamente per la città di Milano, la migliore città per l’architettura». Tre sono gli elementi, gli indizi simbolici che trasformeranno l’edificio di Libeskind nel simbolo della città: intanto il materiale, lo stesso del Duomo, ossia il marmo di Candoglia; poi la pianta dell’edificio: il cerchio inscritto nel quadrato con l’uomo di Leonardo; e infine le terme, ossia l’acqua «perché Milano sorge sull’acqua».
L’uomo leonardesco però guarda avanti, al resto del mondo: al secondo piano dell’edificio, infatti, troveranno spazio gli atelier degli artisti, invitati da tutti gli angoli del mondo, che saranno ospitati per lavorare alle proprie opere.
Ma veniamo ai contenuti del primo museo di arte contemporanea della città, che sarà accessibile anche con la nuova fermata della MM5: prima di tutto ci saranno ovviamente le opere della collezione permanente: duecento pezzi circa - «di modeste importanza», sostiene polemicamente Sgarbi - costituiscono il nucleo del patrimonio comunale, che sarà arricchito dalla generosità dei collezionisti privati, come Golinelli e Marinotti, i quali hanno già assicurato la loro disponibilità a collaborare. In secondo luogo, il museo organizzerà mostre temporanee. Ancora un’incognita il nome del futuro direttore artistico anche se - assicurano da Palazzo Marino - il responsabile sarà scelto entro l’anno, per poter affiancare Libeskind nella progettazione definitiva dell’edificio. Il museo, infatti, si presenta come spazio espositivo: sarà dunque aperto a performance, reading, happening, tutto quanto insomma avviene nella contemporaneità.