Nasce l’alleanza per combattere l’ictus cerebrale

In città 6 centri specializzati. Meola: «Faremo calare i decessi»

Una «rete» contro l’ictus cerebrale sta nascendo in Lombardia. Milano guida questa crociata con sei Centri anti-stroke distribuiti nei suoi maggiori ospedali e coordinati da un network Besta-Monzino. Se si pensa che in Italia questi «Centri» sono ventidue o ventitré possiamo parlare di un risultato record.
Il professor Giovanni Meola, cattedratico di Neurologia e direttore della Stroke Unit del Policlinico San Donato, sostiene che solo in queste strutture supertecnologiche si possono combattere efficacemente le rovinose conseguenze dell’ictus (che è, ricordiamolo, un’interruzione dell’irrorazione cerebrale). «Solo le Stroke Unit», afferma, «permettono un approccio multidisciplinare, un monitoraggio continuo (24 ore su 24) che ci permette di conoscere con precisione tutti i deficit del soggetto colpito».
L’ictus è la terza causa di morte e la prima causa di invalidità in Italia e in Europa. La sua frequenza cresce col crescere della durata della vita. Studi recenti sono arrivati alla conclusione che su cento soggetti di età superiore ai 65 anni, almeno sette vengono colpiti da ictus cerebrale, con esiti disastrosi: 50 restano invalidi, 30 muoiono e i rimanenti venti tornano lentamente alla normalità.
Il vero, grande obiettivo delle Stroke Unit è quello di ridurre tanto la mortalità quanto l’invalidità. Secondo il professor Meola, un ricovero tempestivo in queste nuove «Unità» dimezza entrambe le complicazioni. Serve comunque una maggiore attenzione, anche da parte dei medici di base. Meola, spesso, li riunisce per ricordare loro quali sono i sintomi premonitori e per invitarli a controlli clinici più rigorosi.
Il Policlinico San Donato cura ogni anno da duecento a duecentocinquanta soggetti colpiti da ictus cerebrale. Il «coordinamento» con le altre Stroke Unit di Milano permette utilissimi aggiornamenti diagnostici e terapeutici. «Con strutture come queste - ripete il professore - possiamo salvare molte vite». Ma ce ne vogliono tante. Contro il primato milanese si colloca l’inerzia di molte regioni del Sud, ricche di neurologi e neurochirurghi di grandissimo valore ma povere di queste nuove e preziose «Unità».