Nasce largo Biagi: polemica di An all’inaugurazione

Uno spiazzo ai piedi della scalinata di palazzo di Giustizia, all’incrocio fra corso di Porta Vittoria e via Battisti. Questo è, fisicamente, largo Marco Biagi. Per capire il significato, invece, delle due targhe (distanziate da una carreggiata e un marciapiede) volute dal Comune e inaugurate ieri servono molte più parole.
Era il 19 marzo 2002, quando il professor Biagi fu ucciso sotto casa, a Bologna, da un commando delle Brigate Rosse. Le sue colpe? Le sue idee, secondo gli assassini. L’essere un riformista, studiare nuove formule per rinnovare il mercato del lavoro. Parte della sua professione di giuslavorista, Biagi, l’aveva svolta proprio a Milano, come ricordato nel suo discorso dal sindaco Letizia Moratti: «Le sue idee presero sostanza qui, con il patto per Milano». Per questo motivo l’amministrazione, dopo il conferimento della medaglia d’oro alla memoria, ha voluto omaggiare ancora l’apporto da consulente di Biagi per la città. La stessa città che negli scorsi mesi è ripiombata nell’incubo del terrorismo rosso e della lotta armata «proletaria». Ecco perché largo Marco Biagi è più che mai il simbolo di una Milano che non dimentica e continua a combattere contro la follia della violenza. Un concetto ribadito più volte dalla Moratti, che parla dell’iniziativa definendola «largamente condivisa da tutti». Sono le 17.40 quando il sindaco, al fianco della sorella di Biagi, fa cadere il vessillo crociato biancorosso e inaugura la piazzetta. «Largo Marco Biagi, professore universitario, giuslavorista», è scritto sulle targhe. Nessun accenno al barbaro omicidio, né agli assassini. Tanto che il parlamentare di Alleanza nazionale Ignazio La Russa quasi ci rimane male. «Perché non si è aggiunto che fu una vittima della violenza?». La spiegazione è semplice e la fornisce il promotore dell’iniziativa, l’assessore comunale alle Politiche del Lavoro, Andrea Mascheretti: «Abbiamo seguito le indicazioni della famiglia, dando spazio alle sue idee e al suo contributo piuttosto che alla sua tragica fine». Sul ricordo degli ideali del giuslavorista si concentrano le parole di Stefano Pillitteri, assessore e coordinatore cittadino della Giovane Italia: «Sono qui nella doppia veste di rappresentante delle istituzioni ed esponente di un’area dal forte impulso riformista. Lo stesso a cui Biagi ha dedicato anni di impegno e sacrifici. Pagando con la vita». Non solo le istituzioni cittadine hanno voluto essere presenti in questo giorno di commemorazione. Nel capannello intorno al palco c’è anche il leader di An Gianfranco Fini, che risponde alle domande dei cronisti. «Biagi? Un martire della libertà, ricordarlo è un dovere. Bene ha fatto l’amministrazione a promuovere l’iniziativa».