Nasce l'asse Fini-Di Pietro sulla riforma dei partiti

Da An e Italia dei valori un'intesa bipartisan per migliorare la politica riducendo i costi e riavvicinandola ai cittadini. Il leader di An: "Esempio di trasversalismo positivo". Segni: "Quasi raggiunte le firme necessarie per il referendum"

Roma - Gazebo, bandiere e tavolo per la raccolta delle firme. Piazza san Lorenzo in Lucina diventa quasi un set referendario. Al banchetto Gianfranco Fini, con Gianni Alemanno, Antonio Di Pietro, con Silvana Mura e Leoluca Orlando, e Mario Segni sfrattano amichevolmente i volontari, i maratoneti delle sottoscrizioni, e spiegano che, praticamente esaurita con successo la fase per la raccolta delle adesioni, si passa all’obiettivo successivo, collegato al primo: riformare la politica, ridurne i costi, restituirla alla considerazione dei cittadini. "Via le caste", recita un volantino di An, di sostegno alla consultazione, ma dietro c’è altro. C’è l’iniziativa di un intergruppo, che per ora vede in An e Idv gli ispiratori, per arrivare a raccogliere almeno cento firme di parlamentari ad una proposta di legge per il rilancio della politica, sulla base del taglio dei costi e delle strutture, e sulla base della riforma del partiti.

"È giusto che su questo argomento non vi siano barriere ideologiche" dice il leader Idv spiegando l’intesa con Fini, perché "spesso le barriere sono solo l’alibi per non fare le cose... Io faccio parte della maggioranza, sostengo il ddl del governo sulla riduzione delle spese, ma già intravedo il rischio che in parlamento le eccezioni occuperanno più pagine della regola. Per questo, il progetto del governo, che così com’è è un pannicello caldo, deve essere esaminato accanto agli altri", come quello sul quale, appunto, gli ispiratori sperano di convogliare un numero sufficiente di consensi in grado di farlo mettere all’ordine del giorno delle Camere.

"Esempio positivo di trasversalismo" "Questo è un esempio di trasversalismo positivo" sottolinea Gianfranco Fini, quello delle iniziativa in piazza, indicando all’opinione pubblica gli obiettivi comuni. Poi c’è il trasversalismo negativo, quello dei 'si fa ma non si dice', che porta a iniziative non sempre in sintonia con il bene comune". Al primo tipo appartiene la corsa comune per il referendum con Di Pietro, di cui, dice il leader di An "tutti dovrebbero apprezzare la determinazione a mettere in discussione se stesso: non è usuale che un leader si metta in discussione in un momento in cui ci sono 24 partiti e altri ne spuntano, sulla scia di chi se ne va, come funghi dopo le piogge".

Raccolta firme, obiettivo quasi raggiunto "Siamo vicinissimi al traguardo". Mario Segni, del comitato promotore del referendum, non si sbilancia sul numero di firme raccolte per i quesiti referendari, ma si mostra fiducioso. Sembra proprio che l'obiettivo sia quasi raggiunto. Fini spiega che il proprio sostegno al referendum serve "per impedire che l’Italia divenga la repubblica di Weimar, con 45 partiti incapaci di governare e nel discredito del ceto politico. Il referendum porta a due grandi schieramenti - ribadisce Fini - e favorisce la semplificazione del quadro politico".