Nasce un museo al Roland Garros per i maghi della terra rossa

Ora anche i maghi della terra rossa hanno il proprio museo. Vicino alla
Court Suzanne Lenglen dedicato alla leggendaria campionessa che è
rappresentata da uno scultore italiano degli anni Venti, Vito Tongiani.

Nelle prime giornate di giugno sotto un sole cocente si sono svolte, come tutti sanno, le finali delle partite più attese dello stadio tennistico più famoso del mondo insieme a quello di Wimbledon.

Anche se la storia del Rolland Garros ha radici più antiche e risale agli "Open di Francia", i cosidetti Internazionali francesi, che ebbero la loro prima edizione nel 1891 e che videro i famosi quattro moschettieri dal 1827 alternarsi la mitica coppa: Lacoste, Borotra, Cochet, Brugnon.

Dopo il 1925 nasce anche la Coppa Davis che vede scendere in campo anche la nostra Lea Pericoli, presente con Pietrangeli in tribuna d'onore anche quest'anno per assistere in particolare al duo Schiavone-Na Li e Nadal-Federer, questi ultimi hano dato uno spettacolo inaspettato, Rafael e Rofer, questi i loro prenomi hanno reso ancora di più incandescente la famosa terra rossa, uno stadio progettato da Dujarric e dedicato a Rolland Garros, un pilota ereonautico morto il 5 ottobre 1918 poco prima della fine della Prima Guerra Mondiale, considerato un vero e proprio barone rosso, al punto che la nazione francese ha voluto dedicagli lo "Stade", un impianto tennistico situato nel xvi arrondissement di Parigi, teatro nei mesi di maggio e giugno dei "Open di Francia", uno dei quattro tornei del grande slam, nonchè il principale torneo tennistico su terra rosso.

Wimbledon è su erba e a proposito di Inghilterra è giusto ricordare una piccola curiosità, ossia da cosa deriva la parola "tennis". In realtà non è altro che un inglesismo perche prima era "tenez" alla francese, visto e considerato che in gioco consiste nel lanciare una palla dall'altra parte della rete con una serie ovviamente di regole, ma scagliate come dire: "..prenditla, tienila!".

La novità consiste che all'interno degli 8,5 ettari su cui si estendono numerosi campi e villaggi, nonchè ristoranti, ora è stato completato un vero e proprio museo con tanto di trofei e tutta la storia dei Rolland Garros aperto solo durante le partite. Uno spazio che va dal piano terra fino ai sotterranei per raccontare dalla Court Central dedicata a Philippe Chatrier e la storia dei suoi architetti come Louis Faure-Dujarric, creatore del 1928 di un'ampia zona e ampliato nel 1979 per fare posto a una tribuna che aumentava il pubblico fino ad arrivare a 16.000 posti.

Ora anche i maghi della terra rossa hanno il proprio museo. Vicino alla Court Suzanne Lenglen dedicato alla leggendaria campionessa che è rappresentata da uno scultore italiano degli anni Venti, Vito Tongiani. La Piazza dei Moschettieri è proprio accanto all'ingresso del museo. Di grandi, e questo ce lo racconta bene il Museo, ce ne sono passati tanti, come Bill Tilden, Fred Perry, Pancho Gonzales, Jack Kramer, Bjorn Borg, Andrè Agassi, Jimmy Connors, Adriano Panatta, Tony Roche, Martina Hingis, Justine Henin, Serana, Williams, Steffi Graf, Evonne Goolagongla Sharapova, solo per citarne alcuni.

Tra la storia del tennis troviamo alcune curiosità, come ad esempio che alla fine degli anni 80 dell'800 il Lawn tennis aveva soppiantato il croquet e che fino a una certa data nell'800 i set potevano finire 6-5 tranne il quinto ceh che richiedeva 2 games di differenza. Ancora nel 1940 c'era un circuito tennistico per i neri, "Negro Tennis" a cui partecipava la Gibson. Di Thomas Muster e Yannick Noah rimagono fotografie e viedo magnifiche, momenti emozionanti. I ragazzi impazziscono e i meno giovani davanti a una racchetta di Moris Germont si commuovono.

La tedesca Hide Sperling usa il nome del marito e quando gli americani Frank Parker e Budge Patty si incrociano con glia autraliani Lew Hoad e Mervyn Rose, in Italia si continuavano a ricordate gli explit di Nicola Pietrangeli. Persino gli architetti Prouvé e Le Corbusier vengono interpellati per "Le Stade Rolland Garros".