Nasce in Norvegia il supergigante del greggio

Il «matrimonio» tra Statoil e Norsk Hydro, entrambe controllate dal governo, darà vita al primo gruppo mondiale nella produzione petrolifera «off shore»

da Milano

Nasce un nuovo gigante petrolifero, destinato a diventare leader mondiale della produzione offshore. Statoil e Norsk Hydro, le due compagnie petrolifere norvegesi, hanno infatti annunciato la fusione dei rispettivi comparti energetici per dar vita a una nuova società. Una fusione che, secondo gli analisti, arriva anche sulla scia della decisione del gigante russo Gazprom di sviluppare il suo campo di Chtokman, il più grande giacimento offshore al mondo di gas.
Il nuovo gruppo avrà basi in 40 Paesi, potrà contare su una produzione di idrocarburi pari a 1,9 milioni di barili al giorno nel 2007, con riserve nell’ordine di 6,3 miliardi di barili di petrolio e un esercito di 31mila addetti. Inoltre controllerà il 70% della produzione di petrolio in Norvegia, Pease che è il terzo produttore mondiale di greggio.
L’operazione, soggetta al via libera delle due assemblee, prevede che gli azionisti di Statoil detengano il 67,3% della nuova società e quelli di Hydro il restante 32,7%. Il direttore generale di Statoil, Helge Lund, dovrebbe occupare lo stesso posto nel nuovo gruppo, mentre il suo omologo di Norsk Hydro, Eivind Reiten, dovrebbe prendere la presidenza del consiglio d’amministrazione.
«Praticare fusioni, oggi ha molto senso» - si legge in un comunicato congiunto dei presidenti dei consigli d’amministrazione di Norsk Hydro e Statoil, Jan Reinaas e Jannik Lindbaek.
Il nuovo gruppo in un primo tempo sarà detenuto per il 62,5% dal governo norvegese, che è il principale azionista anche di Statoil e Norsk Hydro rispettivamente con il 70,9% e 43,8%. Proprio l’appoggio del governo di Oslo ha favorito la fusione: «È il preludio di una nuova era», ha dichiarato il premier Jens Stoltenberg, spiegando che «il governo giudica il progetto di fusione strategicamente e industrialmente giustificato». Sulla fusione c’è un ampio consenso, non solo a livello politico, ma anche da parte degli industriali e dei sindacati. «Ha l’aria molto positiva» - ha affermato Leif Sande, presidente del sindacato Ie (Industri Energy), aggiungendo che «la fusione dovrebbe contribuire a prolungare la produzione sul suolo norvegese e non avrà impatti sull’occupazione».
«Statoil e Norsk Hydro insieme, saranno un motore per l’industria petrolifera norvegese e internazionale» - ha detto invece il presidente dell’Associazione nazionale per l’industria petrolifera norvegese, Terje Vold. La borsa di Oslo ha apprezzato la fusione: il titolo Norsk Hydro è salito del 23,84% a 23,8 euro, mentre Statoil è cresciuto del 3,61% a 21,97 euro. Statoil, quotata a Oslo e New York, ha una capitalizzazione di mercato di 47,1 miliardi di euro, mentre Norsk Hydro, quotata ad Oslo, New York, Londra, Francoforte ed Euronext, ha una valutazione di mercato di 29,1 miliardi di euro.