Nasce il nuovo esercito del Kosovo, la Serbia protesta

Dopo la dichiarazione unilaterale di indipendenza, Pristina adesso crea ufficialmente le forze armate. Dura condanna di Belgrado: una minaccia per la pace nei Balcani, sono tutti ex guerriglieri dell'Uck

Dopo aver proclamato unilateralmente l'indipendenza un anno fa, il Kosovo ha creato ora anche le sue forze armate. L'esercito di Pristina, nato dalle ceneri dell'Uck (la formazione paramilitare che condusse la guerra del 1998-99 contro la Serbia), è da oggi una realtà. Voluta e sostenuta dalla Nato, la nuova Forza di sicurezza del Kosovo (Ksf) conterà 2.500 effettivi e circa 800 riservisti. «Da oggi comincia una nuova fase, questa forza è diventata una realtà», ha detto Suleiman Selimi, il comandante delle nuove forze armate di Pristina, che è stato anche uno dei leader dell'Uck con il nome di battaglia «Sultano». Immediata e unanime la protesta e la condanna della Serbia. Belgrado ha affermato che l'esercito del Kosovo è una forza illegale e paramilitare e rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza nazionale, alla pace e alla stabilità dell'intera regione. La nascita delle forze armate kosovare è prevista dal piano del mediatore Martti Ahtisaari, che ha negoziato per conto dell'Onu il ritiro dell'esercito serbo nel 1999 e progettato la soluzione allo status del Kosovo, formalmente provincia serba. Il piano Ahtisaari, prevedeva, senza mai riportare la parola indipendenza, la totale autonomia di Pristina da Belgrado, con istituzioni proprie a tutti i livelli: parlamento, corte costituzionale, diritti delle minoranze eccetera. La proposta era stata rigettata dalla Serbia, ma anziché essere archiviata come un fallito tentativo di mediazione tra le parti, è stata sposata in pieno dal governo di Pristina che ha adottato lo scorso aprile la costituzione del Kosovo, basata integralmente sul piano Ahtisaari, con la piccola aggiunta della parola pavaresia, «indipendenza» in lingua albanese. Ovviamente ciò è avvenuto grazie al supporto concreto degli Stati Uniti e dei maggiori paesi europei che hanno sostenuto politicamente, economicamente e militarmente il Kosovo, nonostante la ferma opposizione della Serbia (e della Russia). Così l'ex presidente finlandese Ahtisaari da mediatore internazionale si è trasformato in uno dei personaggi più amati dalla maggioranza dei kosovari, al pari di altri padri della patria.
RP