Nasce il partito degli islamici Lega e Pdl: "Deriva pericolosa"

La lista civica è promossa da Shaari, presidente del centro di viale
Jenner. Boni: "Così dialogo chiuso". La Russa: "La lapidazione è nel
programma?"

Gli islamici di Milano annunciano una lista civica degli immigrati in vista delle elezioni amministrative. E non fanno in tempo a dire quali saranno il nome e gli obbiettivi che subito monta il polverone delle polemiche. L’idea viene immediatamente messa in discussione dal coordinatore provinciale del Pdl Romano La Russa, che insorge: «Nessuno sente la mancanza di un nuovo partito». Gli fanno eco vari esponenti del centrodestra, che temono la nascita di un partito che importi in città la cultura islamica.
A lanciare la proposta di una lista civica degli immigrati (che, nelle intenzioni, si chiamerà Milano Nuova) è Abdelhamid Shaari, presidente dell’istituto culturale islamico di viale Jenner. Il rappresentante della comunità islamica milanese parla di un partito laico a cui potrebbero aderire anche gli italiani. Non sarà una lista islamica, ma rappresenterà tutti gli immigrati presenti in città. Certo, non ci si aspetta il pienone di voti. «Non importa - dice Shaari - se non eleggeremo nessuno. Quello che conta è dare la possibilità a tutti gli stranieri di sentirsi parte della città. E non sarà una lista contro gli italiani, anzi contiamo anche di avere con noi degli italiani che condividano il programma, un programma che stiamo mettendo a punto e che sarà pronto nelle prossime settimane. Sarà una lista aperta a tutte le nazionalità. Sarà un segnale importante per Milano, la possibilità di dare anche agli stranieri la possibilità di essere rappresentati».
Romano La Russa, a nome del Pdl, boccia l’iniziativa e rilancia: «Se questa è la Milano Nuova che avanza, allora abbiamo un motivo in più per tenerci ben stretta quella attuale, governata in maniera eccellente da Letizia Moratti». Poi aggiunge: «Chiunque può decidere di entrare in politica e presentare dei propri candidati - sostiene La Russa, che è anche assessore regionale alla Sicurezza - ma occorre uscire da logiche demagogiche e strumentali. Governare e amministrare una città è una cosa seria, si fa con programmi precisi e strategie che vanno incontro alle esigenze di tutti i cittadini. Ora, dopo la richiesta di una moschea, Shaari e i suoi amici vorrebbero pure rifilarci un programma elettorale in cui la Sharia sia alla base nostri ordinamenti e in cui la religione islamica venga imposta per legge? No grazie». La Russa va di affondo: «Immagino che nel programma di partito sia prevista anche la lapidazione delle donne adultere e la libera circolazione degli immigrati clandestini». De Corato incalza: «Non mi preoccupa la lista, non riguarda i musulmani seri ma solo qualche rappresentante come Shaari che in Egitto non vogliono nemmeno vedere in foto e che qui è un leader. Buona fortuna». Non usa mezzi termini nemmeno il presidente del Consiglio regionale Davide Boni (Lega Nord): «Si tratta di una discriminazione al contrario - insorge - una deriva pericolosissima». L’unico a sostenere che l’idea di una lista civica degli immigrati sia valida è Giuliano Pisapia, candidato alle primarie del centrosinistra: «Una lista interetnica crea più coesione sociale».