Nasce il partito delle ronde: sfida leghista alla criminalità

Il Carroccio: tesserati e membri della Protezione civile pattuglieranno i centri del Trevigiano. Cauti i sindaci: impegno troppo gravoso

Stefano Giani

da Milano

Quei «Soliti ignoti» che si accontentavano di una cena a base di pasta e fagioli dopo uno «scasso» improbabile hanno fatto scuola. Oggi, i soliti ignoti, quelli veri, ricalcano le stesse orme a Treviso. Si accontentano di poco, furtarelli che valgono un pugno di euro, qualche migliaio, non necessariamente in soldi. Per farli felici bastano biglietti dell’autobus, gadget, giocattoli. E tutti sono finiti nel mirino, perché un bottino modesto può essere rastrellato in ogni casa. Nasce qui la sfida della Lega a uno Stato che si mostra disattento, dimentico, superficiale. Il grimaldello per scardinare un sistema che sembra rivelarsi terreno fertile per banditelli di ogni razza si chiama ronde e ha progenitori datati: le aveva inventate, qualche lustro addietro, il battagliero Senatùr.
Oggi quel progetto prende nuovo vigore e rientra in una strategia chiara: sostituirsi allo Stato attraverso un meccanismo di sovrapposizione e identificazione con la Protezione civile. Questi manipoli di vigilantes, insomma, sarebbero composti di volontari, al contempo tesserati della Lega e membri della Protezione civile. In questa doppia e contemporanea veste, nessuno potrebbe proibire loro di pattugliare i comuni della Marca e dintorni, facendo sentire alla gente una maggior tutela da parte delle istituzioni. Ma qui sta il paradosso: lo Stato lascia sguarnita una terra di nessuno, dove si intrufolano prima i soliti ignoti, poi la Lega. E i trevigiani vedono assai di buon occhio questi verdi sceriffi.
Ma in tutto questo c’è chi ha paura. Sono le forze dell’ordine, indipendentemente dalla divisa indossata. Il cruccio è preventivo, per la verità, ma fondato: se i vigilantes in tenuta verde dovessero sorprendere qualche malvivente in azione e magari acciuffarne uno armato di coltello o rivoltella, e pure pronto allo scontro a fuoco, i guai potrebbero essere davvero grossi. E per tutti.
Eppure nel Trevigiano nessuno ne vuol sapere di correre qualche rischio: tutti uniti contro la microdelinquenza, insomma. Al punto che il direttivo provinciale del Carroccio ha fatto sua l’iniziativa di un sindaco esasperato per l’assidua quanto sgradita frequentazione di questi banditelli da strapazzo, che di danni però ne fanno in quantità. In una recente riunione, i colonnelli leghisti (dal coordinatore Gianantonio Del Re, al prosindaco di Treviso, lo «sceriffo» Gian Carlo Gentilini) non si sono certo nascosti: «I nostri rappresentanti nei Comuni hanno ricevuto disposizioni non solo di organizzare queste “ronde” utilizzando personale volontario appartenente alla Protezione civile - ha detto Del Re -, ma anche di partecipare essi stessi a questa attività di controllo».
Un monito che è quasi un vero e proprio diktat per i vari paesi amministrati da giunte leghiste nel Trevigiano, numero che è quasi un terzo del totale, se si pensa che la stessa Provincia è nelle mani degli uomini di Umberto Bossi. Il sindaco di Chiarano, Giampaolo Vallardi, pioniere di questa iniziativa sembra quindi destinato a perdere un’«esclusiva», tuttavia molti suoi colleghi sembrano riluttanti a seguirne l’esempio e a obbedire ad occhi chiusi agli ordini di scuderia. C’è chi, infatti, dovendo rispondere a una «chiamata alle armi» collettiva, punta a ridimensionare la gravità del fenomeno, riconducendo a isolati casi di delinquenza di piccolissimo cabotaggio ciò che prima sembrava una piaga nazionale. Gestire un pattugliamento sistematico e in prima persona, può rivelarsi una trappola difficoltosa, dovendo costringere a notti bianche in strada volontari che durante il giorno hanno lavorato duro.
Questa operazione rischia di avere un ulteriore risvolto politico: la strategia leghista, come anticipato, sembra ideale per accattivarsi le simpatie della gente comune, cioè di un elettorato che alla prossima tornata alle urne potrebbe ripagare in «moneta sonante» il Carroccio, assicurandogli un gruzzolo di consensi in grado di pesare non poco nel computo finale. Un aspetto che non passa certo inosservato o sottovalutato è che forse, proprio per questo, potrebbe aver spinto i colonnelli leghisti a varare iniziative superiori alla stessa reale gestibilità.