Nasconde i motorini e chiede il «riscatto»

Tariffe da 10 a 50 euro. «Lo faccio per arrotondare»

Paola Fucilieri

«Un modo per arrotondare la pensione. Non è facile vivere, devo arrangiarmi come posso. In un mese ho nascosto una decina di motorini, per poi contattare i rispettivi proprietari. In sei hanno pagato riscatti tra i 10 e i 50 euro».
La confessione, dal suo punto di vista, non fa una piega in nessun senso. Del resto è quella sincera di un milanese di 75 anni che, per unica «compagnia», ha il morbo di Parkinson e non l’ammissione di un ragazzo viziato di buona famiglia in cerca di emozioni.
Certo: nessuno deve commettere estorsioni, per minime che siano, chiedendo un «riscatto» dopo aver nascosto un motorino parcheggiato regolarmente dal legittimo proprietario e poi sparito. «Io non sono un ladro!» ha detto, infatti, quasi scandalizzato, Giancarlo S. quando la squadra investigativa del commissariato Centro lo ha inaspettatamente (ma solo per lui) accolto all’appuntamento in piazza San Babila al posto del ragazzo che l’anziano si aspettava d’incontrare e dal quale, al telefono, aveva preteso la somma di 50 euro, il «riscatto» pattuito per rivelargli dove aveva nascosto, ancora una volta, il suo motorino.
Giancarlo, però, stavolta ha proprio esagerato: nel giro di tre settimane ha derubato (anzi: «nascosto» come ci tiene a precisare lui) due volte la stessa persona. La prima volta, Giorgio F., contattato dall’anziano - risalito al suo nome attraverso la targa e il Pra (Pubblico registro automobilistico) - ha pagato il «riscatto» di 50 euro e il furto si è risolto senza denuncia. Mercoledì, al secondo furto, Giorgio ne ha avuto abbastanza, ha avvertito la polizia e sono scattate trappola e manette. La risposta della «legge» è stata dura: la polizia, infatti, sostiene che si tratta di un racket che si sta diffondendo.