Nascono le bottiglie al mais «Sono le prime biodegradabili»

In vendita da oggi nei supermercati inglesi: in due mesi si trasforma in concime. Intanto la Nestlè studia confezioni che svaniscono al contatto con l’acqua e la Coca Cola punta sulle lattine superleggere

Nino Materi

Erica Orsini

Al vino che sa di tappo eravamo abituati, ma all’acqua minerale che sa di pannocchia ancora no. Almeno gli inglesi devono cominciare a «preoccuparsi»: da ieri, infatti, nel Regno Unito è in vendita la prima bottiglia biodegradabile grazie ai principi attivi del mais. Un’invenzione che va ad aggiungersi al campionario - per ora ancora non molto diffuso - degli articoli «autodistruggenti». Una sorta di eco-vetrina in cui già figurano invenzioni sperimentali come il sacchetto della spesa che funge da fertilizzante per le piante, le stoviglie che diventano «ammorbidente» per i capi in lana, i nettaorecchi che si sciolgono col sapone, il tessuto che rimane sempre pulito risparmiando sul detersivo, la macchina che mangia le macerie e «sputa» mattoni. L’elenco delle diavolerie di laboratorio è lungo ma da prendere con le molle; esattamente come questa «straordinaria» bottiglia made in England che «segna una rivoluzione nella storia della plastica»: un titolo con le bollicine che ieri spumeggiava dalla prima pagina del quotidiano britannico Independent. La bottiglia-ecologica è carica, oltre che di acqua, di molte - probabilmente troppe - speranze: «Il giorno in cui si potrà smettere di accumulare montagne di contenitori di plastica è diventato realtà. Attraverso un procedimento chimico di due mesi le nostre bottiglie si trasformano in concime organico». Peccato che ad esser convinti di ciò siano solo i produttori della prima biodegradable water insieme ai loro partner che hanno fornito il mais da Belu, una nuova compagnia impegnata nella lotta contro il degrado ambientale. Gli scienziati - quelli veri - si mostrano invece molto più cauti: «La plastica non inquinante è ancora sogno lontano». Ma da questo orecchio i tecnici della Belu non sentono e rilanciano la bontà della loro «creatura» puntando anche su un aspetto di tutela ambientale piuttosto fumoso: «Le nuove bottiglie saranno in vendita nei supermercati “Waitrose” e i profitti sono destinati a Water Aids, una Ong britannica che costruisce pozzi in Paesi in via di sviluppo, stimolerà la domanda di prodotti biodegradabili. Pensateci, plastica fatta dal mais. La potenzialità di aiutare il pianeta è enorme», ha dichiarato Mai Simonsen a nome dell’azienda Belu.
«La commercializzazione della mineral-mais - spiegava l’articolo dell’Independent - costituisce un tentativo di mettere un freno alla marea di involucri di plastica, tubetti, vassoi e bottiglie che minacciano di ingolfare le discariche britanniche».
In Gran Bretagna la gente ogni due mesi produce un ammontare di rifiuti pari al proprio peso corporeo: basta entrare in un supermercato qualsiasi per credere allo studio secondo cui gli inglesi usano ora la plastica in misura venti volte maggiore rispetto a 50 anni fa. E in questi ultimi anni i produttori non hanno potuto fare a meno di notare una certa avversione di molti consumatori nei confronti di questo materiale che cresceva di pari passo con il maturare di una coscienza ambientalista più forte.
La ditta «Sainsbury», ad esempio, ha introdotto pellicole di plastica e vassoi biodegradabili in 140 dei suoi supermercati proprio perché - a sentire il portavoce della compagnia - «le preoccupazioni di natura ambientalista dei clienti sono andate molto aumentando nello scorso anno».
Intanto anche «giganti» come Coca-Cola e Nestlè si stanno adeguando al nuovo trend. La prima sta infatti portando avanti dei test per ridurre il peso delle bottiglie di plastica ed ha annunciato l'avvio di uno studio sulla fattibilità di quelle biodegradabili. La seconda sta pensando di mettere in commercio un contenitore per alcune cioccolate in grado di disintegrarsi a contatto con l'acqua. Benché salutate con ottimismo dai gruppi ambientalisti, molti dei loro rappresentanti continuano a chiedersi se sia proprio necessario acquistare così tanti prodotti di plastica e le bottiglie d'acqua sono uno di questi. «Perché non bere direttamente l'acqua del rubinetto?», ha commentato Anna Watson degli «Amici della Terra».
Insomma, la scoperta dell’acqua calda che - con l’estate alle porte - tutti gradiremmo almeno un po’ più fresca.