Nascono i verdi di centrodestra

C’è un regio decreto del 1904 che stabilisce in dieci metri la distanza delle nuove costruzioni dai corsi d’acqua. Eppure la giunta regionale della Liguria ha pensato bene che di metri ne bastassero soltanto cinque. Esattamente la metà. Nonostante le alluvioni che hanno devastato lo spezzino e nonostante l’alluvione che ha messo in ginocchio e ucciso sei persone a Genova. Tant’è che il regolamento ha ottenuto parere favorevole in commissione consiliare. «Noi siamo stati gli unici a dire di no - spiega il biasottiano Lorenzo Pellerano che insieme al collega Aldo Siri, hanno fatto il punto sul piano casa, questo regolamento appunto e le problematiche legate all’ambiente -. Tutti gli altri lo hanno approvato anche se alcuni gruppi avevano mostrato perplessità». Loro, come opposizione, non hanno alcun potere di fermare l’iter di questa nuova disposizione che metterebbe ancora più a rischio le nuove costruzioni a ridosso dei corsi d’acqua. «Possiamo fare un’interrogazione, questo sì - continua Pellerano -. Ma spetta alla giunta fare la prima mossa e proporre una modifica di questo regolamento».
«La cosa assurda è che la sinistra si predica ambientalista e poi quando si tratta di votare o esce dall’aula, oppure vota a favore», incalza Siri. Il quale ci tiene a precisare che loro, ambientalisti moderati, non sono contrari alle grandi opere o a chi opera nell’edilizia. «Ma bisogna costruire di meno e recuperare di più. Soprattutto mantenere alcuni aspetti caratteristici della Liguria, come le Cinque Terre, Santa Margherita e Portofino». Due le proposte dei biasottiani alla giunta in materia di ambiente: primo, creare un corpo regionale forestale a cui far arrivare tutte le risorse economiche per gestire fiumi e ruscelli e che faccia una mappatura dei rischi idrogeologici. Secondo, che la Regione si faccia carico di stampare un libro per specificare cosa vuol dire Allerta 1 e 2, da distribuire a scuole, cittadini e locali pubblici. «Il Comune ha un debito di un miliardo e 200 milioni di euro, più di Napoli. Con quei soldi avremmo fatto due scolmatori - aggiunge Pellerano -. Questo fa rabbia: l’idea di un’amministrazione che crea un grande debito senza lasciare opere fondamentali che salvano la vita delle persone». Intanto proprio per fermare il regolamento dei cinque metri, le associazioni Wwf, Italia NOstra, Legambiente hanno presentato un ricorso al Tar della Liguria, sostenendo l’illegittimità del nuovo documento. «A giugno 2011 avevamo mandato delle osservazioni alla giunta che sono state ignorate - spiega Arturo Atturo di Italia Nostra -. Purtroppo l’unico modo di dialogare con la Regione sull’ambiente è per vie legali». «Da anni combattiamo contro la Regione Liguria che detta legge a furia di sanatoria e varianti - ha aggiunto Marco Piombo, presidente del Wwf Liguria -. È un sistema che va avanti da 30 anni e noi ora stiamo pagando gli errori fatti negli anni 80. Fermiamo tutto, rivediamo le pianificazioni e soprattutto rispettiamo le leggi». Ma intanto, segnalano le associazioni ambientaliste, in Val Varenna, a Campo Ligure, a Masone e a Cairo si continua a costruire a ridosso dei fiumi. Come se la tragedia del 4 novembre non fosse mai accaduta.