Nascose la bimba bielorussa Coppia a giudizio per sequestro

I coniugi liguri non volevano lasciarla tornare a Minsk dove era stata seviziata

da Genova

Arriva inaspettata la doccia gelata, in una giornata già fin troppo fredda per ragioni climatiche, sulle spalle di Alessandro Giusto e di Maria Chiara Bornacin, i coniugi genovesi, affidatari della bimba bielorussa Maria-Vika, tenuta nascosta per un mese per evitare che tornasse nella sua terra d’origine, dove avrebbe subito violenze sessuali nell'orfanotrofio di Vileika.
La procura della Repubblica, dopo oltre un anno dai fatti, ha emesso il responso: i due «genitori» devono essere processati. La prima udienza è fissata per il 2 aprile, davanti al giudice monocratico Deplano, con l'accusa di sottrazione di minore. Il pm Paola Calleri, titolare dell’inchiesta, nel rispetto della normativa, ha proceduto «per la via breve», con un decreto di citazione diretta a giudizio, superando il passaggio del giudice dell’udienza preliminare. Ma i due imputati non saranno soli a difendersi, perché, fra tre mesi, alla sbarra ci saranno anche, per rispondere della medesima accusa, Bartolomeo Giusto, padre di Alessandro, le due nonne, Maria Bordi e Maria Elena Dagnino, che furono complici nella fuga e nell’aver tenuta nascosta la piccola in un istituto religioso della Val d’Aosta.
Non basta: imputati sono anche don Danilo Grillo, parroco di Cogoleto, città di residenza dei coniugi Giusto, che è accusato d’avere organizzato il «rapimento» della piccina, così definito dagli inquirenti bielorussi, e padre Francis Darbellay, priore del convento dove la bambina fu portata e tenuta nascosta, all’insaputa dell’autorità giudiziaria genovese (che aveva dato disposizione alle forze dell’ordine di ricercarla, in Italia e all’estero). I sei indagati saranno difesi dall’avvocato Giovanni Ricco. Che aveva dichiarato a suo tempo, e oggi ribadisce: «Ben venga la solerzia, purché sia usata sempre...». Lo stesso Ricco aveva poi confermato che, in sede di prima udienza, avrebbe preteso le testimonianze e la presenza di ambasciatori, politici, ministri, frati, medici, psicologi, ed anche del presidente del tribunale dei minori Adriano Sansa. Oltre che - sia chiaro - della bimba, Maria-Vika. Tutto per arrivare a dimostrare l’assoluta correttezza del comportamento dei coniugi Giusto e degli altri coinvolti nella vicenda al solo fine di proteggere la bambina da ulteriori ferite morali e materiali. Un «compito» che quelli che oggi sono chiamati alla sbarra si erano assunti dopo aver raccolto le drammatiche dichiarazioni di Maria-Vika e la sua incrollabile volontà di rimanere nella casa dei genitori adottivi. Ma tutto questo non era bastato per trattenerla: la bimba era stata riportata in Bielorussia, e si trova tuttora accolta in una famiglia che aveva già adottato il fratellino. Parte offesa, si è costituito il tutore di Vika, Nikolai Ivanovich Volchokov, assistito dall’avvocato romano Diego Perugini del Foro di Roma. La vicenda della bambina bielorussa oltre che caso umano era diventato un caso diplomatico in quanto il governo di Minsk aveva minacciato di interrompere i rapporti con l’Italia, di sospendere gli oltre 150 casi di procedimenti adottivi pendenti e di non far più venire i bambini in vacanza terapeutica presso le famiglie italiane.