Nascosti dagli 007 108 archivi segreti «Ma il Copasir ormai fa politica»

RomaCi sono 108 «misteri», archivi inaccessibili, ancora presenti nelle sedi dei servizi segreti italiani. Il conteggio è stato fatto dal Copasir, il comitato di controllo sull’intelligence a composizione bicamerale e presieduto da Massimo D’Alema. All’ordine del giorno del Copasir c’è in questi giorni la richiesta di audizione di Silvio Berlusconi da parte delle opposizioni per il caso Ruby e per il ciclone Wikileaks, e la polemica portata avanti dal Pdl sul fatto che la commissione fino al 14 dicembre (giorno del voto di fiducia) non dovrebbe riunirsi, in quanto «illegale», come sostengono Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello: è saltato «l’equilibrio tra maggioranza e opposizione, spiega il vicepresidente dei senatori del Pdl, con il cambio di casacca di Fli. Il Copasir di fatto sta diventando «uno strumento dell’ipposizione contro il governo», polemizza Cicchitto. «Valuterò», è stata la risposta provvisoria di D’Alema.
Ieri però era la giornata delle audizioni dei familiari delle vittime delle stragi: Paolo Bolognesi (strage di Bologna), Daria Bonfietti (Ustica), Giovanna Maggiani Chelli (Georgofili), Antonio Celardo (Rapido 904), Lorenzo Pinto e Filippo Iannacci (piazza della Loggia). Tutti chiedono che siano approvati «i decreti attuativi della legge» sul segreto di Stato, senza i quali gli archivi non possono essere aperti. L’appello a governo e parlamento è di non estendere il segreto di Stato oltre i trent’anni. Le richieste delle associazioni dei parenti delle vittime si sono fatte più insistenti dopo la sentenza di assoluzione per tutti gli imputati del processo sulla strage di Brescia. Quarantamila firme sono state sinora raccolte per ottenere l’apertura degli archivi, non solo dei servizi, «ma di tutte le istituzioni».
I 108 fascicoli secretati dovrebbero - dopo una selezione - finire al Dis (Dipartimento informazioni e sicurezza) che ha il compito di riorganizzare gli archivi degli 007. Finora, ha lasciato trapelare ieri la presidenza del Copasir, non ci sarebbe stata grande collaborazione da parte di Aisi e Aise (ex Sismi e Sisde, ndr). Il comitato ha garantito «pieno impegno» su entrambe le questioni. Ma i familiari delle vittime pretendono trasparenza anche su come avverrà la selezione degli archivi, qualora dovessero essere messi a disposizione dei cittadini. Deve essere «un’autorità terza - dice Bolognesi - a decidere cosa scartare». Non i servizi, titolari di quei documenti.