Nasi distrutti dalla cocaina Boom di chirurgia plastica

I medici lanciano l’allarme: liste di attesa lunghe un anno e mezzo nella sanità pubblica. L'otorino: <strong><a href="/a.pic1?ID=216805" target="_blank">&quot;Se tagliata male, bastano poche sniffate&quot;</a></strong>

Liste di attesa lunghe oltre un anno e pazienti disposti a spendere fino a 10mila euro.

Il ricorso alla chirurgia plastica per rifarsi il naso sta vivendo un vero e proprio boom. Che questa volta non ha nulla a che fare con il desiderio di migliorare il proprio aspetto. Ma è una necessità, fra i consumatori abituali di cocaina.

Sniffare compromette in modo irreversibile la funzionalità del naso: danneggia mucose e cartilagini e complica la respirazione. Per questo sempre più persone - molte le donne e i giovani - ricorrono alla rinoplastica. Il dato allarmante emerge dal congresso Federserd - Federazione dei servizi pubblici per le dipendenze - in corso a Sorrento. Fino a qualche anno fa, spiegano gli esperti, la plastica al naso era richiesta da un cocainomane ogni cento, quasi mai di sesso femminile. Si trattava, per lo più, di vip dello spettacolo o manager. Negli ultimi tempi, invece, a finire sotto i ferri sono anche persone comuni, appartenenti a qualunque fascia sociale. In molti casi donne e ragazzi giovanissimi. Tanto che le liste di attesa sono diventate molto lunghe: oltre un anno e mezzo negli ospedali (dove l'operazione, destinata a riparare un danno funzionale, è gratuita), circa cinque mesi nelle cliniche private (qui il costo si aggira sui 10mila euro). «Si sniffa cocaina, si vede il naso danneggiato con grande difficoltà nella respirazione e si va dal chirurgo plastico per un intervento - spiega Claudio Leonardi, coordinatore del comitato scientifico di Federserd -. Si soffre un po' e poi, se non si è imparata la lezione e non ci si è curati, si torna a sniffare». Il fenomeno è in continua crescita. «È un problema in aumento - continua Leonardi - lo verifichiamo ogni giorno parlando con i tossicodipendenti. La situazione è ancora più preoccupante se si pensa che sono costretti alla ricostruzione del naso anche tanti giovanissimi, nei quali le mucose e la cartilagine sono più delicate».

I danni causati dalla polvere bianca sono molto gravi. Sniffare in modo continuato, infatti, prima danneggia le mucose, che cominciano a bruciare, poi il tessuto cartilagineo. Con il tempo la respirazione diventa difficoltosa. «C’è una valvola nel naso - commenta da Roma il professore Ezio Maria Nicodemi, specialista in chirurgia plastica a Tor Vergata - che recita un ruolo cruciale nelle fasi di ispirazione e di espirazione. Quando una persona prende cocaina provoca prima un danno ai tessuti della mucosa nasale e poi, se continua a sniffare, al tessuto cartilagineo».

Tutto questo fiume di cocaina, che sempre più invade il mercato illegale nelle nostre città, ha una provenienza precisa: la Colombia. E un «vettore» che la porta fino a noi, la ’ndrangheta, che ha stretto legami sempre più serrati con i cartelli colombiani che gestiscono i traffici di cocaina. Ma ora l’organizzazione criminale calabrese non si limita più a fare da intermediario per conto dei cartelli colombiani, ma ha cominciato a produrre direttamente, comprando terreni nei quali agisce fianco a fianco ai narcos dei cartelli.