Dopo Nasrallah anche Hamas fa autocritica

da Gerusalemme

In una franca e impietosa autocritica, Ghazi Hamad, portavoce del governo palestinese controllato da Hamas, ha affermato che è tempo che i palestinesi cessino di accusare Israele di ogni cosa che li affligge e riconoscano invece i loro errori. In un'intervista in ebraico alla radio israeliana e in un articolo pubblicati su diversi siti internet Hamad ha detto: «Ci siamo abituati a incolpare altri dei nostri sbagli. Che rapporto c’è tra il caos, l’anarchia, l’illegalità, le uccisioni indiscriminate, il furto di terreni, le faide tra famiglie, i reati su terreni pubblici, il traffico caotico, e l’occupazione (israeliana)?».
E ancora: «Siamo ancora prigionieri di una mentalità impregnata di teorie cospiratorie che limita la nostra capacità di pensare», ha scritto Hamad, riconoscendo che i palestinesi non sono stati capaci di sviluppare la Striscia di Gaza dopo il ritiro di Israele. Inoltre i continui lanci di razzi Qassam contro il territorio israeliano sono costati ai palestinesi, in circa un anno, 500 uccisi e 3.000 feriti oltre alla distruzione di infrastrutture rispetto a solo tre o quattro israeliani morti. Il governo controllato da Hamas, ha ammesso Hamad, non è in grado di cambiare questa situazione ma anche l’opposizione si deve assumere le sue responsabilità, avendo preferito restare a guardare mentre il presidente Abu Mazen (Mahmud Abbas) diventa sempre più debole. «Siamo stati colpiti dal batterio della stupidità... abbiamo perso il senso della direzione e non sappiamo dove stiamo andando», ha scritto ancora Hamad che rivolgendosi ai diversi gruppi armati palestinesi così conclude: «Per piacere abbiate pietà di Gaza, abbiate pietà di noi, risparmiateci la vostra demagogia, il caos, le armi, il teppismo, le lotte intestine. Lasciate Gaza respirare un poco, lasciateci vivere».
Le dichiarazioni di Hamad si aggiungono a quelle del carismatico leader degli Hezbollah, Hassan Nasrallah, il quale in un’intervista televisiva, ha ammesso di aver sottovalutato la reazione di Israele al rapimento dei due soldati il 12 luglio scorso, azione che provocò poi il conflitto. Nasrallah ha detto che non avrebbe ordinato il rapimento se avesse immaginato che Israele avrebbe scatenato una guerra.
I due «mea culpa» hanno avuto ampia eco sui media israeliani. Nei commenti si afferma tra l’altro che l’autocritica del leader di Hezbollah, cioè l’aver sottovalutato la reazione israeliana, indica che almeno uno degli obiettivi di Israele nella guerra, quello di ristabilire la deterrenza, è stato conseguito. Secondo una fonte governativa a Gerusalemme, «il fatto che Nasrallah abbia detto che non avrebbe ordinato il rapimento se avesse saputo la gravità delle conseguenze, indica che Israele lo ha ora convinto a non tentare più altre operazioni».