Nasrallah dice « sì» ma con riserva

Il leader del Partito di Dio accetta la risoluzione sulla cessazione delle ostilità ma avverte: «La guerra non è finita». Positiva reazione dell’Iran

Marta Ottaviani

Hezbollah fa un passo indietro. Ma con molta cautela. A quattro giorni dal suo dal suo discorso, in cui aveva promesso di trasformare il sud del Libano in «una cimitero per gli aggressori», ieri il Hassan Nasrallah è tornato in televisione. Con un messaggio in buona parte diverso.
Il leader del Partito di Dio, in onda sulla tv libanese Al Manar, ha assicurato che i guerriglieri di Hezbollah rispetteranno la cessazione delle ostilità prevista dalla risoluzione delle Nazioni Unite e che coopereranno con l’esercito di Beirut e le forze Onu. Quella che potrebbe sembrare una delle grandi svolte di questo conflitto è però smussata da alcune dichiarazioni che Nasrallah ha fatto durante il suo discorso. Il leader sciita, infatti, ha sottolineato che Hezbollah rispetterà la risoluzione dell’Onu 1701 nonostante trovi il suo testo ingiusto e scorretto.
«Se ci sarà un accordo sulla cessazione delle ostilità attraverso il segretario generale dell’Onu o attraverso un’intesa fra Libano e Israele - ha detto Nasrallah - la resistenza lo osserverà. Non saremo di ostacolo a nessuna decisione che il governo libanese ritenga appropriata, ma i nostri ministri esprimeranno delle riserve su quegli articoli che ritengono ingiusti e iniqui». Nasrallah ha anche sottolineare che nel testo della risoluzione è presente un errore di fondo, ossia ritenere il «Partito di Dio responsabile dell’inizio dell’aggressione».
Considerazioni e precisazioni che potrebbero far tirare comunque il fiato ai diplomatici e a chi crede che, in fin dei conti, quel che conta è il risultato. Ma il leader di Hezbollah, pur avendo dato la sua disponibilità ad accettare la risoluzione Onu, ha anche aggiunto che la guerra non è ancora finita.
Nasrallah ha definito «diritto naturale la resistenza armata contro le truppe israeliane nel Libano meridionale, e ha aggiunto che, fino a quando Israele continuerà con le incursioni, i guerriglieri del Partito di Dio risponderanno al fuoco. «Non dobbiamo commettere l’errore di pensare che la guerra sia finita - ha detto chiaro e tondo Nasrallah -. La guerra non è finita. Oggi non è cambiato niente, e fintantoché ci sarà un’operazione di terra, sarà nostro diritto combattere e difendere la nostra patria».
E se sul testo della risoluzione 1701 Nasrallah usa i toni del «patti chiari, amicizia lunga», dall’Iran (considerato, insieme alla Siria, il maggior sostenitore di Hezbollah) arrivano versioni contrastanti. Ieri mattina la televisione di Teheran aveva attribuito al ministro degli Esteri Mottaki un parere sostanzialmente negativo sulla risoluzione, ma ieri pomeriggio, dopo circa otto ore, l’agenzia di Stato Irna, citando una fonte anonima, ha rovesciato il giudizio.
In particolare, l’informatore, definito dall’agenzia un «membro della delegazione politica di alto livello», avrebbe detto che la dichiarazione del ministro degli Esteri iraniano è stata riferita in modo incompleto e non accurato. Sempre secondo la fonte, Mottaki ha sottolineato come la bozza della risoluzione sia stata cambiata in seguito a una «posizione forte e unita del Libano» e dagli «sforzi di un certo numero di Paesi islamici e arabi».
Chi, per il momento, non ha detto nulla è la Siria. Se Teheran ha fatto pervenire, seppur con un balletto di dichiarazioni e smentite, una posizione sulla bozza di risoluzione, Damasco tace. E in molti sperano che questo silenzio equivalga a un’implicita approvazione.