Nasrallah: "Il Libano ci dichiara guerra" Si va allo scontro

Il leader di Hezbollah contro la decisione del
governo di considerare fuori legge il sistema di
telecomunicazioni creato dagli sciiti: "E' iniziata una guerra ed è nostro dovere combatterla". Immediati scontri nel Paese. Monito Usa: "Non alimentare i disordini"

Beirut - La decisione presa dal governo libanese contro Hezbollah è una vera e propria "dichiarazione di guerra". Il leader della formazione sciita, Hassan Nasrallah, punta il dito contro la decisione del governo di Beirut di considerare fuori legge il sistema di telecomunicazioni creato da Hezbollah. La crisi libanese è entrata in "una nuova fase dopo la misura pericolosa" presa dal governo nei confronti della formazione sciita, ha spiegato il capo di Hezbollah. E gli scontri sono subito ripresi violenti: si registrano almeno 2 morti e 5 feriti.

Gli Usa: "Basta disordini" La Casa Bianca ha ammonito oggi il gruppo Hezbollah a por fine immediatamente ai suoi tentativi di "alimentare disordini" in Libano.

Verso la guerra sociale "E' sbagliato dire che il governo libanese è guidato da Fuad Siniora, lui è solo un povero impiegato. Il governo è di Walid Jumblat". Il leader Hezbollah ha accusato il governo di essere appiattito sulle posizioni del leader druso Jumblat. Il divieto imposto al Partito di Dio di tenere una rete di telecomunicazione, per Nasrallah "è una dichiarazione di guerra da parte del governo di Jumblat per fare gli interessi di Israele e degli Stati Uniti". "Hanno contattato quelle stesse capitali che hanno coperto l’ultima guerra di luglio (il conflitto dell’estate 2006 in Libano tra i miliziani sciiti di Hezbollah e Israele, ndr) prima di prendere la decisione di vietare il nostro sistema di telecomunicazione - ha affermato il numero uno del Partito di Dio - Dopo il fallimento di tutti i complotti passati stanno tendando di dividere l’Esercito dalla resistenza".

Il nodo sulle telecomunicazioni Il leader Hezbollah ha affermato che "le autorità libanesi hanno chiesto di porre fine alle manifestazioni nel centro di Beirut in cambio del loro silenzio circa la rete di telecomunicazione". Il riferimento è alla tendopoli allestita da Hezbollah nel cuore di Beirut nel dicembre del 2006 e ancora presente. Nasrallah ha, quindi, minacciato di "tagliare le mani di chi le vuole mettere sulle armi della resistenza". "E' iniziata una guerra ed è nostro dovere combatterla - ha detto - chi guida il governo è un ladro noto come Jumblat e bugiardo e ogni giorno Bush li aiuta in qualche modo".

Gli scontri si allargano a macchia d'olio Immediata la reazione dopo il discorso di Nasrallah: sono, infatti, ripresi con grande intensità gli scontri a fuoco a Beirut tra opposte fazioni libanesi. Le immagini trasmesse in diretta dalla tv satellitare araba dalla zona del litorale al Mazra mostrano miliziani - alcuni di loro a volto coperto - che sparano continue raffiche. Gli scontri fra "lealisti e oppositori al governo" non sembrano calare di intensità. L’inviato di al Jazeera sul posto riferisce che "sono violentissimi" e oltre al litorale interessano principalmente la "lunga via al Khouri" che divide due quartieri di opposta militanza. "Sembra purtroppo che la parola sta passando alle armi", commenta al Jazeera. A rendere complicata la situazione sarebbe "l’inerzia" dell’esercito che avrebbe ricevuto dal comando il perentorio di "non intervenire", per "non schierarsi da nessuna parte tra gli antagonisti". Sarebbe "comunque complicatissimo giostrare in mezzo all’infinità di strade che dividono in pochissimo spazio i contendenti".

Appello di Hariri Saad Hariri, leader dei musulmani sunniti libanesi, ha lanciato un appello in tono conciliante al capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah affinché "tolga l’assedio a Beirut" e ritiri i suoi miliziani, invitandolo a "lavorare assieme» per risolvere la crisi: "Mi rivolgo a te personalmente" ha detto Hariri.  

Vie di comunicazione interrotte In mattinata a Tayyuneh, Barbur, Corniche Marza e Beshara Khoury sono state date alle fiamme automobili e cassonetti dei rifiuti. Si registrano alcuni feriti non gravi. Rimangono chiuse le strade sbarrate ieri dai dimostranti sciiti, incluse quelle per l’aeroporto internazionale di Beirut. La Mea, compagnia di bandiera libanese, ha sospeso tutti i voli in partenza fino alle 12 ora locale. Poco fa decine di persone, giunte con autocarri e un bulldozer, hanno chiuso con blocchi di cemento il ponte Salim Salam.