Nassirya, svolta nelle indagini: in manette alcuni miliziani

I sospettati ora sotto torchio. Infiltrati tra le forze di sicurezza irachene: caccia alla talpa

«Più di un sospetto è stato fermato» a Nassirya dalle forze dell’ordine irachene nell’ambito delle indagini sull’attentato di giovedì scorso in cui sono rimasti uccisi tre militari italiani. Lo ha confermato il portavoce del contingente italiano in Irak, il maggiore Marco Mele. «Gli investigatori locali stanno interrogando i sospetti, effettuando tutte le verifiche del caso» ha fatto sapere il generale Natalino ìMadeddu, comandante della missione Antica Babilonia. La polizia irachena collabora con i carabinieri italiani nell’inchiesta. Sembra evidente, come Il Giornale ha scritto nei giorni scorsi, che non sono mancate complicità all’interno della forze di sicurezza irachene che hanno reso possibile l’attentato. L’ordigno è stato piazzato a cinquecento metri da un posto di blocco iracheno e a trecento dal Pjoc, la centrale operativa della polizia locale.
Nell’ultima settimana sono stati effettati decine di interrogatori, sia di testimoni, che di sospetti. La polizia locale aveva subito aperto un’indagine interna per capire come sia stato possibile piazzare un ordigno devastante, praticamente sotto il naso degli agenti. Un’indagine fortemente appoggiata dal governatore della provincia di Dhi Qar, Aziz Khadom Alwan, dello Sciri, uno dei partiti al potere a Bagdad. Non solo: il governatore avrebbe invitato i magistrati iracheni ad agire con decisione se nel corso dell’inchiesta si trovassero di fronte a personaggi legati alle milizie di partito. Fra i sospettati, nonostante le discutibili rivendicazioni dei gruppi terroristi sunniti, ci sono anche le frange più irriducibili dell’Esercito del Mahdi, braccio armato dell’estremista sciita Moqtada Sadr, il piccolo Khomeini iracheno. I miliziani del Mahdi, soprattutto nel sud sciita si infiltrano facilmente nella polizia facendosi arruolare senza troppi controlli.
La caccia alla talpa, legata ideologicamente alla cellula dell’attentato, o a qualche agente corrotto che ha fornito informazioni ai terroristi aveva nel mirino l’ufficiale responsabile del settore dove è stato piazzato l’ordigno, ma l’indagine interna della polizia ha passato ai «raggi X» tutti gli agenti impiegati nella zona.