Il Natale di Alemanno tra i poveri

Una stretta di mano dopo l’altra, foto, abbracci, parole di conforto per i meno fortunati. È trascorso così, visitando le strutture di assistenza della capitale, il 25 dicembre del sindaco Gianni Alemano. Con lui, la moglie Isabella Rauti.
Parte dalla mensa della Caritas di Colle Oppio il tour natalizio del primo cittadino tra i poveri. È monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana, a guidare il sindaco tra le sale della struttura e ad introdurlo ai volontari che si dedicano a chi vive nel disagio. A pranzo, dopo una breve visita al centro Casa Serena, fondato da madre Teresa di Calcutta per i senza tetto, Alemanno è alla Comunità di Sant’Egidio, ospite d’onore del tradizionale pranzo organizzato per i poveri. A tavola tra gli ospiti della comunità nelle Basilica di Santa Maria in Trastevere, trasformata come ogni anno in una grande mensa, poi brindisi con il direttore spirituale Matteo Zuppi. Soltanto a Trastevere sono duemila le persone a cui è stato offerto il pranzo di Natale, circa diecimila nel resto della città. Una tradizione che si rinnova dal 1982. Ci sono homeless, anziani, immigrati, disabili, ma anche famiglie normali, i cosiddetti nuovi poveri. Il menù è lo stesso degli anni passati. «È lo stesso da sempre - dice il portavoce della comunità, Mario Marazziti - perché questa è una famiglia e nelle famiglie le tradizioni si rispettano».
Nei piatti lasagne al forno, polpette, gateau di patate, lenticchie, dolci di Natale, frutta e spumante. Niente carne di maiale o alcolici nelle pietanze in segno di rispetto per gli ospiti di religione islamica. «Santa Maria in Trastevere - sottolinea Marazziti - è la fotografia e la sintesi di quello che oggi è la povertà e la cosa più bella è come questo pranzo sembri normale, grazie ai circa 100 volontari al lavoro e a una preparazione che parte un mese prima con gli inviti scritti a tutti i nostri ospiti. Questi gesti oggi significano rompere l’isolamento e la paura nei confronti della povertà, che rischiano di crescere e fare dei poveri dei nemici o peggio dei capri espiatori, come purtroppo capita a volte per nomadi e immigrati. La via d’uscita è nell’anima di Roma, nella sua solidarietà perché il contrario ci snaturerebbe». Dopo il brindisi ecco Babbo Natale in slitta con regali per tutti. Il sindaco è colpito da tanta solidarietà: «La comunità di Sant’Egidio è una delle grandi istituzioni di questa città, che fa opere meritorie e molteplici. Sono volontari in grado di operare anche in contesti estremi». Nella giornata di Alemanno c’è posto anche per una visita al Centro Astalli, la struttura dei gesuiti vicino piazza Venezia che si occupa di dare un tetto e un pasto caldo ai rifugiati e ai richiedenti asilo. «Credo sia giusto - osserva il primo cittadino - valorizzare questi importanti esempi di solidarietà che esistono nella città di Roma».
E per la prima volta, quest’anno, Babbo Natale è arrivato anche dietro alle sbarre del carcere di Regina Coeli. Sempre per mano della comunità di Sant’Egidio, che ieri ha offerto doni e un pranzo speciale ai detenuti. Le tavolate, apparecchiate per 100 ospiti, sono state allestite all’interno della rotonda, lo snodo da cui partono quattro dei sei bracci dell’istituto di pena. Anche qui menù in tema natalizio: lasagne, polpettone con patate arrosto, lenticchie, dolci tipici e vino rosso. Ad ogni detenuto in regalo una felpa, un calendario e la guida realizzata ogni anni dalla comunità «Dove mangiare, dormire e lavarsi». Con l’augurio i poterla usare al più presto fuori dal carcere.