Il Natale genovese sulla Costa, senza volgarità

(...) nelle sale che programmano Natale in crociera la gente si diverte, ride di gusto ed esce con il sorriso sulle labbra. Vi pare poco?
Proprio per questo, trovo incredibile lo snobismo e la «cattiveria professionale» di alcuni critici, non solo a Genova, nei confronti di questi film. Come si fa ad essere così lontani dai gusti popolari, così incapaci di capire, soprattutto così assolutamente chiusi nei confronti anche solo della volontà di provare a capire? Personalmente, credo che dovrebbe essere l’abc di un critico e di un giornalista in generale. Soprattutto, mi pare sia assolutamente ingiusto generalizzare e non tenere conto del fatto che non tutte le vacche sono nere nella notte nera, che non tutti i film di Natale sono uguali, che non tutte le Vacanze sono uguali.
Natale in crociera, ad esempio. Nei film di Christian De Sica, le risate ci sono sempre state. Quello che, talvolta non trovava spazio era il buongusto. Insomma, monsignor Della Casa non andava in vacanza insieme alla banda di Neri Parenti e di De Laurentiis. Ma, per l’appunto, il film di quest’anno non è uguale a Natale in India. La comicità tutta basata sulla fisicità e sullo «splastick», un po’ come le comiche della nostra infanzia, di Fabio De Luigi, non è la comicità scatologica ed escrementizia, quasi coprofaga, di alcune gag di Er Cipolla o dei Fichi d’India.
Insomma, la volgarità non sta più di casa nel film di Natale. O, quantomeno, è solo un aspetto del tutto periferico di un discorso fortunatamente molto più complesso e meno schematizzabile. Ed è qui che arriva il miracolo genovese. Ed è qui che arriva la capacità della nostra città di essere portatrice sana non solo di piccolezze, ma anche di fermenti positivi.
Perchè è indubitabile che la Costa e la Fincantieri sono due delle poche eccellenze di questa città. Ed è altrettanto indubitabile che gli interventi della Costa e di tutto l’ambiente «genovese» che contamina positivamente l’intero film è uno dei segreti del nuovo corso del Natale e della capacità di far ridere senza superare la modica quantità di parolacce.
Poi, certo uno vede il sorriso di Michelle Hunziker e il corpo di Aida Yespica e resta non solo senza parolacce, ma anche senza parole. Ma questa è un’altra storia.