Natale hi-tech, in centro acquisti a rilento

Va di moda l’austerity shopping: sotto l’albero soprattutto cd e libri

I romani in versione natalizia sembrano fatti tutti con lo stampino. Sono scaltri, algidi e, a ben vedere, hanno anche un’espressione diversa, un po’ più vigile rispetto al resto dell’anno. In testa hanno già elaborato una mappa dettagliata dei negozi da visitare e di quelli da evitare a ogni costo, un elenco delle cose da scegliere e di quelle da lasciare nel cassetto dei sogni, in vista di tempi floridi. Soprattutto, sembrano aver trovato nei centri commerciali e nelle catene monomarca i loro paradisi dello shopping e del risparmio, relegando alcuni angoli del centro storico a ruoli di contorno, bomboniere di cui innamorarsi senza spostarle dallo scaffale.
Bastava fare un giro per la città due giorni fa, nel sabato dello shopping selvaggio (ma per molti la tredicesima non è ancora arrivata), per rendersene conto: mentre i grandi rivenditori di elettronica e hi-tech, abbigliamento e generi alimentari erano pieni in maniera quasi imbarazzante, le piccole ed eleganti botteghe di via del Corso esibivano una lunga sequela ininterrotta di musi lunghi e malumori dei loro titolari. «Stiamo vendendo il sessanta per cento di merce in meno rispetto all’anno scorso, pare quasi che all’ingresso ci sia del filo spinato», azzardano in un negozio di pelletteria. E da Fellini, un negozio di abbigliamento, lamentano la «lentezza» e le resistenze dei clienti ad aprire il portafoglio per i regali di stagione. «Vengono, guardano, si informano, ma poi vanno via. Se non fosse per i turisti avremmo già dovuto chiudere», raccontano da un ottico. «Via del Corso è diventata un grosso negozio di calze e mutande - ironizza invece un altro esercente, in attività dal 1974 nel settore dell’abbigliamento classico per signora - ormai chi viene in centro non vuole spendere più di cinque euro».
Esattamente opposta la situazione da Ricordi, negli showroom dei marchi di abbigliamento sportivo, nelle librerie Feltrinelli e Mondadori. Proprio in quelle che fino a poco tempo fa erano le Messaggerie Musicali ieri, a un certo punto, non era più possibile pagare con bancomat e carte di credito a causa del sovraccarico delle linee per l’intenso traffico. E nella modaiola via dei Condotti, traboccante di gente ancora più del solito, la fila davanti a Gucci e Prada quasi impediva il transito verso piazza di Spagna.
La voce grossa, a quanto pare, la stanno facendo però i centri commerciali sparsi lungo il grande raccordo anulare e in periferia, che evitano come la peste qualsiasi ipotesi di segmentazione della clientela: orde di adolescenti in gruppi rumorosi si perdono tra famiglie con bambini al seguito che, dopo essersi caricate con uno spuntino, iniziano a sfidare le leggi della fisica per evitare di fare esplodere i carrelli stracolmi. Eppure, a sentirli, tutti sono accomunati da un identico imperativo, quello di risparmiare il più possibile. «Ho dovuto abbassare di molto la mia soglia di spesa, anche se ne avrei fatto volentieri a meno - puntualizza Nicola Drago, veterinario, all’ingresso dell’ipermercato Auchan di Casal Bertone, periferia Est della capitale - quest’anno regalerò dischi e libri, e solo agli amici più cari».
Nessun eccesso quindi, meglio affidarsi alla fantasia: «Lo scorso Natale ho comprato ai miei amici dei pigiami - ricorda sorridendo Paola Polito, studentessa - quest’anno non ho ancora deciso, sono venuta qui proprio per inventarmi qualcosa di divertente. L’importante è stupire e strappare un sorriso».