Natale a Porto Venere

(...) Nella piccola sala cinematografica venivano proiettati i film di Gianni e Pinotto, quelli di George O'Brien, ed allora le esplosioni d'ilarità e le grida di «arrivano i nostri» raggiungevano, nella contigua chiesa di San Lorenzo, Don Girolamo che stava, assieme alle pie donne, recitando il rosario.
Ma quel Natale in cui venne proiettato Gilda la platea rimase muta, soprattutto durante la scena dello sfilamento del guanto da parte di una inarrivabile Rita Hayworth, che, avvolta in un conturbante abito scuro, intona splendidamente Amado mio: i bambini, assieme ai grandi, avevano gli occhi sbarrati ed allungavano le gambe quasi per toccarla ed invocarla: «Rita Re-volta-te!».
Cantavano la canzone di Natale «Tu scendi dalle stelle» e scherzavano nella parte finale con «o Dio beato, se non lo mangi tu lo mangia il gatto», con grande scandalo dell'Angelita, la sorella del prete.
Quando, sul far della sera, il freddo e l'umidità cominciavano a farli rabbrividire, potevano riscaldarsi con le caldarroste della gobbetta, la Nita, mentre dall'osteria parevano uscire fumi di vino accompagnati dalle imprecazioni di Yé, Nanai, Manganella. Più in là, vestito di scuro col cappello dello stesso colore, transitava veloce, sfiorando le case quasi per nascondersi, il matto del paese che faceva scorrere brividi lungo la schiena dei bambini perché si era sparsa la voce che andasse a dormire in una tomba del Camposanto.
Il Natale passava ed al ritorno a scuola nel tema da presentare alla maestra, la frase di chiusura era sempre la stessa: «Poi, sono andato a dormire stanco, ma felice e contento per aver trascorso una magnifica giornata».