Un Natale preso in ostaggio

Ci risiamo. Come in certe saghe infinite, accade che proprio nel mese di dicembre si accentui la conflittualità sindacale nel settore del trasporto pubblico. Venerdì scorso Milano ha fatto il primo, pesante test e la situazione potrebbe diventare ancora più difficile. C’è in programma un altro blocco del trasporto pubblico urbano per il giorno 13 e c’è chi assicura che questo nuovo sciopero sarà “selvaggio”, cioè totale, senza il rispetto delle cosiddette fasce orarie di garanzia. Tre anni fa avemmo un dicembre veramente pessimo sotto questo profilo, con astensioni dal lavoro veramente selvaggia e la città fu messa in ginocchio più volte. Perché sempre a dicembre? Ci sono le scadenze naturali dei contratti, ma è anche vero che l’effetto degli scioperi viene amplificato dall’accelerazione dei ritmi commerciali in vista del Natale. Ci si muove di più, si spende di più, commercianti, produttori e consumatori si preparano in maniera particolare a questa parentesi di benessere allargato, specie quando la congiuntura è stata caratterizzata per anni da freddi venti di crisi. E allora prendere “in ostaggio” il Natale facendo mancare il trasporto urbano diventa redditizio, aumenta il potere contrattuale dei sindacati. È comprensibile, ma non è giusto.
Il diritto allo sciopero è sacrosanto, ma anche il diritto dei cittadini a non essere bloccati un certi periodi particolari dovrebbe avere il suo peso. È per questo che in certe situazioni può essere proclamata una tregua sindacale e si può far ricorso alle precettazione. Sia chiaro, la legge che dovrebbe tutelare anche i cittadini utenti è imperfetta e non impedisce, di fatto, gli scioperi selvaggi.
Le sanzioni previste non spaventano nessuno. Vecchio problema mai risolto. Speriamo che non si arrivi allo sciopero selvaggio, che la vertenza possa essere risolta. Milano ha già dato, c’è una gelida finanziaria in arrivo, speriamo che si continuino a colpire utenti innocenti e indifesi e gli interessi della città.
Oltre tutto, il disagio più forte colpisce i ceti più deboli.