«A Natale, quest’anno io regalo l’abbonamento al nostro Giornale»

Carissimo Direttore,
vostro affezionato lettore da lungo tempo ho sempre cercato di diffondere tra amici, conoscenti e parenti il nostro Giornale. In passato questa mia abitudine ha spesso generato ironia, talvolta pesanti critiche alle mie idee liberali e anticomuniste. Negli ultimi anni però ho notato che molti tra i miei «critici» hanno cominciato ad affiancare alla lettura dei quotidiani «politically correct» quella del Giornale, taluni hanno abbandonato il quotidiano preferito, pochi (ma buoni) hanno cambiato idea politica e pochissimi (ma buonissimi) mi hanno pure ringraziato. Questo mi fa pensare che tutto sommato c’è una speranza di cambiare le cose. Quindi vista la cronica e spesso voluta mancanza del nostro Giornale presso edicole, autogrill, bar e altri luoghi dove si possono leggere o comprare quotidiani ho pensato che per Natale regalerò agli amici (ma anche al bar dove faccio colazione) un abbonamento al Giornale. A questo proposito suggerirei una campagna abbonamenti regalo, in evidenza sul quotidiano stampato e on-line, magari con un piccolo sconto, rivolta a chi come me non ha perso la speranza di cambiare il mondo. In meglio.

Che dire, caro Marcello? Noi non possiamo che ringraziarla e prendere in considerazione la campagna abbonamenti che lei suggerisce. A Natale, quest’anno, come in tutti i periodi di crisi, andranno di moda i regali utili. E noi siamo convinti che nulla possa essere utile come un quotidiano che offre qualche idee e un filo di speranza. La merce più rara, di questi tempi. La sua lettera mi dà l’occasione per ringraziare tutti i lettori che in questi giorni ci hanno accompagnato nel nostro cambio d’abito con tanto affetto. Siete davvero straordinari. Lo so che ogni direttore dice così dei lettori del suo quotidiano, ma solo perché non hanno avuto la fortuna di dirigere il Giornale. Si respira un’aria diversa da queste parti. L’aria di una «famiglia», anche se è una famiglia molto allargata, per la verità. E che spera di allargarsi sempre di più.
Ma nella sua lettera, caro Marcello, non mi ha colpito soltanto l’affetto che mostra nei confronti del Giornale e, naturalmente, la proposta che ci lusinga. Mi ha colpito soprattutto quel suo spirito positivo che si sposa perfettamente con la linea dell’ottimismo critico, della positività del buon senso, che stiamo tracciando in questi giorni sul nostro Giornale e con i nostri spot. Ha visto? I motivi di malumore non mancano: anche ieri le Borse hanno preso una batosta, l’economia vacilla, la recessione avanza. Molte famiglie sono in difficoltà e le riforme sono difficili perché appena si toccano privilegi o consuetudini antiche si sollevano strumentali vespai. Epperò, nonostante tutto, siamo convinti che ce la faremo. Ce la faremo, innanzitutto, grazie alle capacità di tante persone straordinarie e semplici come lei e come i suoi amici del bar, persone normali, di cui si parla poco, ma che ogni giorno silenziosamente fanno il loro dovere, e anche di più. Del resto, come ci testimoniano ogni giorno alcune persone «vincenti», raccontando le loro esperienze di vita, anche le sfide più difficili si possono superare. L’importante è crederci. Non arrendersi. Nessuna partita è impossibile. Nemmeno i derby. Se stasera, per esempio, il Toro...