Natali: «Prove di intesa per la banca delle pmi»

Il numero uno di IeS: «Le nozze con Mb? Entro l’estate si decide»

da Milano

Unire le forze di Investimenti e Sviluppo, holding di partecipazioni quotata in Piazza Affari che svolge attività di investimento e advisory nelle operazioni di finanza straordinaria, e di Banca Mb per farne «una casa d’affari e di investimento specializzata nelle piccole e medie imprese». «È un progetto interessante e ricco di sinergie, decideremo presto: entro la primavera-estate», spiega l’amministratore delegato di IeS Giovanni Natali precisando che «al momento c’è un tavolo di lavoro ma non è stato scambiato alcun documento». Dopo il rilancio di Tessitura Pontelambro e l’acquisizione del 30% della bergamasca Pinco Pallino, tra i dossier sulla scrivania di Natali ce ne sono due a cui tiene molto: «Il primo relativo a un brand di lusso di calzature maschili, l’altro a una società di servizi jet riservata alla clientela business. A cui si aggiunge il focus sull’alimentare e più in generale sulle realtà di nicchia del made in Italy».
Perché creare IeS Mediterraneo, una realtà specializzata sul centro-sud Italia?
«IeS Mediterraneo, di cui abbiamo il 17% ma la maggioranza del consiglio, ha sede a Napoli, il centro della moda maschile come Milano lo è di quella femminile. In Campania ci sono almeno 3-4 realtà di altissimo livello che potrebbero essere nostri target. Bain & Company ha stimato che il Sud rappresenta un mercato potenziale di 2mila aziende, di cui oltre la metà con un ritorno sugli investimenti (Roi) superiore alla media nazionale: in Lazio, Campania, Puglia e Sicilia ci sono società ottime e sovente con i bilanci certificati. Fattore non comune al Nord».
E il focus sull’Est Europa?
«Varsavia è la seconda Borsa in Europa per numero di nuove quotazioni con multipli elevati e una notevole liquidità assicurata dai fondi pensione».
Tessitura Pontelambro è stata la prima matricola del Mac, si aspetta vantaggi dalla Superborsa nata dalla fusione tra Milano e Londra?
«Il debutto del Mac è stato sfortunato perché è avvenuto in concomitanza con il crollo dei mercati. Pochi ricordano però che nel primo anno di attività l’inglese Aim ha registrato dieci matricole, quattro nei primi sei mesi. Credo che Milano possa essere soddisfatta dei risultati raggiunti. Senza contare che Expandi non ha più una grande ragione di esistere. Alcuni criticano il fatto che il Mac abbia un’unica asta il venerdì mattina e per il resto scambi fuori Borsa, ma quotarsi su Expandi comporta un costo di 6-700mila euro mentre per il Mac, che è riservato agli istituzionali, ne sono sufficienti circa 100mila».
Eppure questo sembra essere l’anno degli addii?
«A conti fatti credo che i delisting saranno meno di dieci. Distinguerei, inoltre, tra le operazioni intelligenti, che hanno premiato il mercato e alcune voci attuali che mi piacciono meno. Borsa e Consob dovrebbero vigilare».
Perché l’Azienda Italia resta lontana dalla Borsa?
«È un problema di cultura, molte imprese vogliono un profilo basso. Aprire il capitale alla Borsa significa, invece, essere pronti a soddisfare gli analisti. Poi va considerato il fatto che il business delle stesse banche è incentrato più sui finanziamenti che non sulle commissioni incassate con le Ipo».
Lei è stato coinvolto nell’inchiesta sul crac Cit...
«Ho guidato Cit dal 20 gennaio 2003 al 16 maggio 2004, mentre i fatti contestati sono accaduti il 9 maggio del 2006. Sono tranquillo, il mio operato non è oggetto di inchiesta: il fatto contestato è avvenuto quando ero fuori da Cit da due anni e la società era in amministrazione straordinaria».