Natascha acquisterà la sua prigione

È più di un ricordo, è come un legame che non si può spezzare, un’ombra da cui non ci si può mai allontanare, che ti segue pesante, presente, per sempre. Natascha Kampusch ha deciso di comprare la casa del suo aguzzino. La villetta gialla con giardino sarà sua. Da quando lei è scappata e lui si è tolto la vita gettandosi sotto un treno, al numero 60 di Heinestrasse non ci abita più nessuno. Il nome di Priklopil è stato tolto dalla porta, le persiane sono rimaste chiuse, il prato è diventato sterpaglia, il furgoncino bianco su cui era stata rapita a 10 anni, fermo nel retro. Il caso Natascha un anno dopo, non smette di incuriosire. Di tanto in tanto la gente si riaffaccia a sbirciare l’evolversi di quella bambina risucchiata nel nulla e risbucata, pallida e intontita, il 23 agosto dell’anno scorso. Lei intanto non manca un appuntamento. Si ripresenta puntuale, rimbalzando da un’intervista all’altra. Il pubblico vuole sapere tutto di lei, stupirsi per i dettagli più insignificanti. Oggi vive in una casa di 130 metri quadrati dove entra sempre il sole. Esce poco di casa, preferisce guardare fuori dalla finestra, prende lezioni di guida, va a lezione di tiro con l’arco. Uno sport - dice lei - che favorisce la concentrazione. Nell’ultimo reportage di 45 minuti intitolato «Natascha Kampusch - un anno dopo», che andrà in onda lunedì, la ragazza rivela che acquisterà la casa degli «orrori». «Non vuole viverci - sottolinea - ma evitare che la casa diventi un luogo di pellegrinaggio o una sorta di Disneyland».