Nathalan

Era un nobile scozzese del VII secolo. Molto religioso e pio, si era messo in testa che, molto meglio dei libri, la coltivazione della terra consentisse la meditazione sui misteri divini. Così, si era trasformato in contadino e si era messo a lavorare personalmente sulle sue proprietà. In effetti, non aveva tutti i torti: gli uomini delle campagne, che vivono a contatto stretto con la natura, sono sempre stati, storicamente, più religiosi di quelli di città, perché la contemplazione della Creazione rimanda al Creatore. E, sempre storicamente, più restii ad assorbire le ideologie che di volta in volta ammaliavano i cittadini. Torniamo a Nathalan, che in tempo di carestia faceva dare tutto il raccolto ai poveri. Un giorno una furiosa tempesta impedì di mietere e Nathalan, persa la pazienza, se la prese verbalmente col Padreterno. Poi, quando tornò in sé, si pentì talmente del suo scatto da voler imporsi una penitenza in linea col suo temperamento: si incatenò la mano destra alla gamba sinistra e gettò la chiave nel fiume Dee. Così conciato si mise in viaggio verso Roma, avendo fatto voto di rompere il lucchetto solo dopo la visita alle tombe degli Apostoli. Quando fu a Roma, dovendo rifocillarsi comprò un pesce al mercato. Grande fu la sua sorpresa quando, sventratolo, trovò la chiave della sua catena. Comprese che Dio lo aveva perdonato e, commosso, andò a raccontare tutto al papa. Dice la tradizione (non si sa quanto leggendaria) che il pontefice, commosso a sua volta, consacrò Nathalan vescovo di Aberdeen. Il pellegrino scozzese fece ritorno in patria e qui morì verso il 678.