Natività, in mostra al Diocesano l’opera geniale di Lorenzo Lotto

Il genio inquieto del Rinascimento, Lorenzo Lotto, approda nelle Sale del Museo Diocesano con il dipinto «La Natività», datata 1530, per rimanerci fino al 17 gennaio 2010 (chiuso il lunedì). Lo straordinario capolavoro firmato dall’allievo di Bellini e Vivarini raffigura l’interno della Capanna di Betlemme con la Vergine, San Giuseppe, due pastori e due angeli, adoranti il Bambino adagiato nella mangiatoia con accanto un agnello, simbolo del sacrificio pasquale. La scena è di grande intensità emotiva: tutti gli sguardi sono puntati su Gesù, a eccezione dell’Angelo che sembra volere guardare lo spettatore devoto. Dal fondo buio della capanna, filtra una luce crepuscolare che avvolge la scena, evidenziando i dettagli architettonici e sottolineando i morbidi chiaroscuri, tipici dell’artista veneziano (1480-1556) che arricchiscono il quadro di luci e ombre. Il restauro del 2004 ha ridato splendore cromatico al dipinto, permettendo anche di scoprire, oltre la firma (Lotus), anche la data, segno che l’opera venne eseguita durante il secondo soggiorno veneziano dell’autore, analogalmente ad altre come «La Madonna del Bambino e i Santi Caterina e Tommaso» e «L’Annunciazione di Recanati». Un’opera nodale del percorso artistico del Lotto, che trasforma il tema della «Sacra conversazione dei veneti in una riunione confidenziale che accomuni sullo stesso terreno e distribuisca la stessa indole ai personaggi divini e umani» (Longhi). A questa analisi, Paolo Biscottini, direttore del Museo Diocesano di corso di Porta Ticinese, aggiungendo un grazie alla Banca Popolare e a Bpm Gestioni, spiega: «Il formato e le dimensioni suggeriscono che la tela fosse destinata alla parete di un palazzo privato. Perciò è molto probabile che i volti dei due pastori corrispondano ai ritratti dei committenti, due fratelli, come lascia pensare anche il loro modo di vestire: sotto le loro giubbe aperte si scorgono abiti eleganti, segno di una condizione sociale elevata». L’opera proviene dalla Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia.