Nato divisa sull’Ucraina e la Georgia

La Nato rischia di spaccarsi su una questione cruciale: il possibile allargamento dell'Alleanza atlantica verso oriente, con l'ingresso, sia pure dopo un po' di anticamera, di Ucraina e Georgia.
Gli Stati Uniti ancora una volta stanno esercitando una fortissima pressione affinché durante il prossimo vertice che si terrà a Bucarest tra il 2 e il 4 aprile, si proceda non solo a rivolgere un invito formale all'ingresso di tre nuovi membri, Croazia, Albania e, Grecia permettendo, Macedonia, ma si accetti anche la richiesta di Ucraina e Georgia di entrare a far parte del cosiddetto programma Membership Action Plan, in sigla Map. Il Map prevede relazioni privilegiate e una serie di attività destinate ad allineare gradualmente i paesi candidati agli standard della Nato.
Chi entra nel Map, dopo un numero variabile di anni, a seconda delle diverse situazioni, entra nell'Alleanza. Lo stesso ambasciatore Usa alla Nato Victoria Nuland, ha detto che per Washington l'ammissione dell'Ucraina nell'Alleanza «non è questione di se, ma di quando». E a rafforzare l'azione diplomatica ci penserà lo stesso George W. Bush il quale, prima di arrivare in Romania, effettuerà una visita in Ucraina, dal 31 marzo al 1° aprile.
Gli americani stanno però incontrando un’opposizione significativa. Persino la Gran Bretagna ritiene non sia una buona idea parlare oggi di corsia preferenziale per Georgia e Ucraina, mentre la Germania vuole proporre una nuova forma di associazione che abbia un valore inferiore rispetto al Map e consenta quindi di dare un contentino a Usa e ai due Paesi, senza provocare una rottura con la Russia. Quest’ultima che continua a ribadire di considerare una minaccia l'espansione dalla Nato. Fino al punto di minacciare di «puntare i suoi missili nucleari» sulla Ucraina.
La pattuglia dei membri dell'Alleanza che nutre dubbi sulla opportunità di aprire le porte ad altri membri, anche a prescindere dalla opposizione di Putin e Medvedev, è abbastanza folta e annovera Norvegia, Grecia, Spagna. A favore sono invece i più recenti membri: repubbliche baltiche e paesi ex Patto di Varsavia. La Nato decide per consenso, serve quindi l'unanimità, ma le trattative condotte in queste settimane dietro le quinte non hanno ancora superato le resistenze dei dubbiosi.
In effetti, visto che l’Alleanza non è club di beneficenza, ma un’organizzazione difensiva e di sicurezza, con tanto di clausole automatiche di assistenza in caso di attacco a uno dei suoi membri, è opportuna la massima prudenza, prima di accettare paesi che rischiano una guerra civile o che sono in crisi con la Russia. I vantaggi che la Nato trarrebbe da un nuovo ampliamento sono poi tutti da dimostrare, senza dimenticare che mentre si espande l'Alleanza continua a perdere coesione e capacità operativa. Con il rischio concreto di trasformarsi in un inutile doppione della Osce.