È NATO IN INDIA, MA VIVE A BANGKOK

È un genio dell’informatica: il più giovane creatore di siti web al mondo

Guido Mattioni

A dirla tutta e a dirla vera, più che ammirazione fa paura. E se non è paura è soltanto pena. Perchè a nove anni d’età non si può avere già un curriculum vitae. Men che meno se lungo tre cartelle dattiloscritte. E a dirla anche fuori dai denti, risulta ben difficile trovare minimamente simpatico questo scricciolo che sul «suo» sito Internet, in un’apposita pagina, chiede espressamente ai viaggiatori del web che si imbattono in lui di mandargli qualche parola «di benedizione» via e-mail. «Per me - aggiunge senza pudore - significheranno molto».
Il petulante novenne, il questuante scricciolo, si chiama Ajay Puri, è nato a Hyderabad, in India, il 12 settembre ’96, ma vive a Bangkok, in Thailandia, dove papà Ravi lavora come manager del gruppo tessile Aditya Birla. Dando una scorsa al suo sproporzionato curriculum - dove si sprecano i riferimenti alle numerose comparsate sulle televisioni di tutto il mondo, dalla Cnn alla Bbc e agli inviti alle convention fattigli arrivare da giganti dell’informatica come Intel - si apprende che ha imparato a usare il computer alla tenera età di un anno e mezzo, età che di norma giustifica l’incontinenza, più che l’informatica. E si viene inoltre a sapere che soltanto un anno e mezzo dopo, quindi a tre anni, aveva creato tutto solo, con appena una mano datagli da padre e nonno, il proprio sito. Battezzato come? Con prevedibile immodestia, Microsoftkid. Una scelta che lui, di suo pugno (si spera non di sua iniziativa) giustifica dichiarando pomposo di essere «molto grato a quelli di Microsoft Thailandia: senza di loro non sarei ciò che sono oggi».
Inutile dire che un tipino così - che nella pagina di avvio ha messo giù un sommario con titoli del tipo «Le mie foto», «I miei articoli» (divisi in internazionali e indiani), «Il mio curriculum», un delirante «Il mio messaggio» e un sinceramente angosciante «La mia infanzia» (ma ne avrà mai avuta una vera?» - avesse un solo e unico mito: Bill Gates. E che nutrisse un sogno: incontrarlo. Ma siccome gli ex bambini prodigio, in fondo, non possono evitare di riconoscersi nei bambini prodigio (trovandoli anche simpatici), quell’incontro c’è stato per davvero. È successo in Thailandia, il 14 novembre 2002, in uno dei tanti tour intercontinentali dell’uomo più ricco del mondo. E Ajay ne dà ovviamente il dovuto risalto nella prima pagina del sito - «Il mio sogno diventa realtà», è il titolo altisonante seguito da cinque punti esclamativi - con tanto di fotografia che lo ritrae un po’ intimidito (finalmente bambino!) accanto a Gates, mentre esibisce in favore dei fotografi la dedica che «Sua Maestà il Software» gli ha vergato sulla prima pagina del suo best seller Il business alla velocità del pensiero. Ovviamente, il sito ne fornisce anche l’ingrandimento per una più agevole lettura: «Al caro Ajay, congratulazioni! I miei migliori auguri. Bill Gates». Come dire? Un vero sforzo di fantasia.
Ma a finire nell’implacabile e vischiosa rete tesa dallo scricciolo di Hyderabad (e presumibilmente dalla sua famiglia assetata di notorietà mediatica) è stato anche un altro americano molto famoso, perdipiù un altro Bill. Addirittura l’ex presidente statunitense Clinton. Che ha dovuto posare per una foto ricordo, con una mano sulla spalla del bimbo. Una cosa fugace, uno scatto tra una stretta di mano e l’altra, senza lasciare nulla di scritto, ma doverosamente e immancabilmente richiamata da un ipertesto “cliccabile“ sull’affollata prima pagina del sito. Da dove è ahimè possibile anche ascoltare la vocina di Ajay intonare la «sua» canzone in cui canta - a soli nove anni! - «Mio padre dice che mi farò un nome da solo».
Meglio dei due Bill, meglio soprattutto dei suoi genitori, se l’è cavata il presidente indiano, Abdul Kalam, pure lui capitolato davanti al piccolo genio, e a cui ha lasciato una dedica ricordo. Parole più alte e di peso rispetto a quelle di Gates. Parole, se si vuole, molto indiane: «La conoscenza dà creatività, la creatività porta al pensiero, il pensiero fornisce il sapere, il sapere ti fa più grande». Belle davvero, anche se Ajay, per essere un bambino felice, andrebbe forse incoraggiato a restare più piccolo. Almeno per un po’. Almeno per quel poco, pochissimo, che ci viene concesso. Una volta sola.