La Nato lancia l’offensiva. Mobilitati oltre 5mila soldati

Il blitz nel Nord della provincia di Helmand. Obiettivo: la guerriglia e i signori dell’oppio

I talebani minacciavano sfracelli in primavera e invece la Nato li ha preceduti con l’operazione Achille, una pesante offensiva per ripulire dai fondamentalisti la provincia di Helmand, nel sud del Paese. La prima mossa del nuovo comando americano della missione Isaf in Afghanistan, deciso a prendere l’iniziativa. Ieri alle cinque del mattino 4500 soldati della Nato, in gran parte britannici, canadesi olandesi e statunitensi, affiancati da 1000 afghani, hanno sferrato l’offensiva concentrata soprattutto a nord della provincia di Helmand. «Consideriamo questa operazione una delle più importanti dell’Isaf nel 2007», ha dichiarato ieri il colonnello Tom Collins, portavoce dell’Alleanza al quartiere generale di Kabul.
L’obiettivo è spazzare via i gruppi armati talebani e contrastare i signori dell’oppio, spesso alleati dei fondamentalisti contro il governo del presidente Hamid Karzai, che sta pian piano iniziando a sradicare le coltivazioni di papavero. La provincia di Helmand è la più fiorente di tutto il Paese per la produzione di oppio, che anche quest’anno è destinato ad aumentare. I talebani hanno rioccupato un mese fa la cittadina di Musa Qala, nel nord di Helmand, dopo che una tregua concordata dagli anziani aveva convinto sia i fondamentalisti, che le truppe britanniche a ritirarsi.
Un altro obiettivo è dimostrare alla popolazione che l’offensiva militare servirà a migliorare le loro condizioni di vita. L’«Operazione Achille» punta a rendere sicura anche la zona della diga di Kajaki che, se non fosse continuamente attaccata dai talebani, fornirebbe elettricità per l’intera provincia. «Questa iniziativa a lungo termine porterà nelle case e nei campi delle comunità locali, oltre che l’elettricità, l’acqua e rimetterà in funzione i canali di irrigazione», ha spiegato il generale olandese Ton van Loon, comandante Nato del settore sud. I talebani avevano occupato la diga, ma erano stati poi cacciati da un contrattacco britannico. Ora si vuole risolvere il problema alla radice. Nelle ultime settimane, l’intelligence afghana aveva segnalato l’arrivo di 700 talebani, truppe fresche che da ieri sono bersaglio dell’«operazione Achille». Un soldato britannico del 42° commando, impegnato proprio nell’area della diga di Kajaki, è stato ucciso ieri.
Oltre alle fazioni talebane, la Nato dovrà vedersela con centinaia di militanti stranieri, che sono giunti nel sud dell’Afghanistan dal Pakistan rispondendo al richiamo della guerra santa. Secondo l’intelligence dell’Isaf, gli alleati dei talebani provengono soprattutto dall'Asia Centrale, dal Medio Oriente e dal Nord Africa. Il timore è che l’offensiva della Nato nella provincia di Helmand costringa i talebani a ritirarsi verso la vicina provincia di Farah, sotto comando italiano, dove sta aumentando la presenza di bande talebane e criminali, spesso alleate contro gli stranieri.
Uno dei distretti a rischio è quello di Bakwa, che poche settimana fa era stato occupato dai talebani, poi ripiegati all’arrivo di rinforzi della Nato. Nel distretto passa la strada Herat-Kandahar, un obiettivo strategico per i talebani e le infiltrazioni da Helmand, ripulita dall’operazione Achille, potrebbero riguardare non solo Farah, ma pure la provincia di Ghor, altro tassello del settore sotto comando italiano. Il rischio è che la situazione degeneri e che il generale Antonio Satta, responsabile Nato per l’Afghanistan occidentale, sia costretto a utilizzare in combattimento la Forza di reazione rapida italo-spagnola di stanza a Herat per tamponare le provocazioni talebane o dei signori dell’oppio.