Nato, la mediazione italiana salva il vertice

Una lunga telefonata di Berlusconi con il leader turco Erdogan, durante la cerimonia ufficiale, ha fatto cadere il veto di Istanbul alla nomina di Rasmussen a nuovo segretario della Nato. Lo sfogo del Cavaliere: "Azioni dure contro la disinformazione"

nostro inviato a Strasburgo

Qualche anno fa - ricordate lo spot? - una telefonata poteva allungare la vita. Da ieri, può trasformarsi in uno snodo tale da interrompere un rischioso braccio di ferro internazionale. Se poi è Silvio Berlusconi ad effettuarla sulla riva del Reno, davanti agli obiettivi di centinaia di telecamere di tutti i Paesi del mondo, ecco che la conversazione sul cellulare diventa un nuovo caso. Capace di infiammare di sdegno tanto chi l'ha vista come una scortesia nei confronti di Angela Merkel, che attendeva i capi di Stato e di governo dei Paesi Nato e che si è vista il premier italiano scendere dalla macchina e farle cenno di voler concludere la chiamata, che l'entourage di palazzo Chigi, imbufalito perché dall'altra parte del satellite - più precisamente ad Istanbul - c'era Tayyp Erdogan, il premier turco che si opponeva alla nomina del danese Rasmussen a nuovo numero uno dell'alleanza e che Berlusconi annovera tra gli «amici», visto che è stato anche testimone di nozze del figlio.
Scortesia o atto dovuto, allora? Lui, Berlusconi - già con un diavolo per capello per il comportamento di buona parte della stampa italiana («Non parlo più con voi. Io lavoro per l'Italia e voi contro», aveva tagliato corto la sera prima a Baden Baden), non ha dubbio alcuno: «Questa mattina ho avuto una telefonata di 32 minuti con il premier turco Erdogan incaricato da De Hoop Scheffer di contattarlo, su cui la stampa ha montato un caso. Mi diceva la signora Merkel che secondo questo caso io non l'avrei salutata, mentre lei sapeva benissimo, perché glielo avevo detto scendendo dalla macchina, che ero al telefono con Erdogan e che era importantissimo».
Si voglia tifare per la prima ipotesi o per la seconda, resta il fatto che il «vero caso», quello del no turco al premier danese che i più avevano già pensato di dover incamerare, all'improvviso si è sciolto. Il via libera arrivava dalla Turchia nel pomeriggio, dopo un faccia a faccia di Obama col presidente turco Abdullah Gul e, a quanto pare, con la promessa di un posto di responsabilità (si parla del numero due della Nato) garantito per Ankara. Sta di fatto che Berlusconi ci ha messo del suo. E che l'inarcar dei sopraccigli si doveva trasformare in una ammissione di merito per il premier italiano, magari a denti stretti. Visto che proprio Berlusconi, nella breve conferenza stampa che ha chiuso la sua breve tappa in Alsazia, ci teneva a ricapitolare l'andamento delle cose. «Già l'altra sera - faceva presente - ho avuto un primo contatto con Erdogan per parlare dell'incarico a Rasmussen, dopo che ero stato incaricato dal segretario uscente di sentirlo. Poi stamane la telefonata di 32 minuti. È da quest'ultimo colloquio che poi è nato l'incontro di Obama con Gul. E ancora ho ricevuto poi nuove richieste di assicurazioni su Rasmussen che non solo ha garantito grande collaborazione con la Turchia e il mondo islamico, ma ha fatto sapere che chiuderà la televisione curda del Pkk con sede a Copenhagen, cosa che gli era stata richiesta fin da 4 anni fa!».
Quindi, è stato un protagonista di livello dell’accordo. Che si è sentito invece una ennesima volta vittima predestinata di alcuni giornalisti italiani, tanto da rifiutare ogni domanda al termine del summit limitandosi ad un freddo «buon lavoro».
Né c'è stato - stando a lui - il suo impegno solo sul nuovo vertice dell'alleanza. Nella cena inaugurale di venerdì sera, ha detto di aver premuto molto per una intesa con Mosca: «Andare d'accordo con la Russia non è una scelta ma una necessità. L'ho detto alle Repubbliche baltiche e agli ex-Paesi dell'Est che restano scettici. E ho esortato Obama a proseguire nei suoi contatti con Mosca, dopo il buon inizio». Ha fatto sapere poi di essersi detto d'accordo nel «ridisegnare» la Nato degli anni 2000 oltre i confini della pura protezione dei Paesi aderenti; compito - ha spiegato - affidato ad alcuni «saggi» che presenteranno il loro elaborato al prossimo appuntamento, nel 2012 in Portogallo. E ancora ha tenuto a rimarcare, l'impegno del suo governo nel reclamare un cambio di rotta in Afghanistan da pare di Karzai sulla discussa legge che permette lo stupro delle donne sciite. Poi il brusco addio e il volo verso Praga.