La Nato: «Mosca torni indietro» Medvedev va a corteggiare la Cina

L’Alleanza chiede di revocare il riconoscimento delle regioni separatiste della Georgia. Il G7: «È contraria alle risoluzioni Onu»

Nel giorno in cui da Occidente arriva la forte condanna dell’Alleanza atlantica e del G7 al riconoscimento russo di Ossezia del sud e Abkhazia, Dmitri Medvedev vola verso Oriente a cercare il sostegno per l’ultima mossa di Mosca. Dice la Nato, in un comunicato scritto e reso noto ieri, che la decisione del Cremlino di sostenere l’indipendenza delle due regioni separatiste della Georgia è «contraria alle numerose risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite». L’Alleanza «condanna la decisione della Federazione russa di concedere il proprio riconoscimento ai territori georgiani dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia e le chiede di revocare tale decisione». Il G7 - Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Stati Uniti e Gran Bretagna - ha diffuso ieri una nota di condanna nei confronti della Russia, ottavo membro del gruppo.
Sono soprattutto critiche quelle che arrivano dall’Occidente dopo il voto del Parlamento di Mosca. Il presidente americano George W. Bush ha parlato di «decisione irresponsabile»; Londra ha spedito il suo giovane ministro degli Esteri David Miliband in Ucraina, per dimostrare il sostegno britannico a un Paese che teme di diventare il teatro del secondo tempo della partita; fonti russe raccontano di una telefonata molto tesa tra Medvedev e la cancelliera tedesca Angela Merkel, ieri.
È quindi ora, per il presidente russo - la faccia sorridente della politica internazionale del gelido zar Putin - di volare a Oriente per assicurarsi, o tentare di assicurarsi, il sostegno di altri alleati sull’indipendenza delle due regioni e un maggior controllo delle risorse energetiche asiatiche. Oggi è a Dushanbe, capitale del Tajikistan, dove comincia il vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, di cui fanno parte anche il Kazakhstan, il Kirghizistan, l’Uzbekistan e soprattutto la Cina. È a Pechino, dicono gli analisti, che punta Medvedev, che ha già incontrato ieri il suo omologo Hu Jintao.
Ma da est, nei giorni del conflitto e dopo il riconoscimento russo delle due regioni, è arrivato silenzio. E ora non è detto che il presidente abbia successo: «Nessuno riconoscerà Ossezia e Abkhazia», ha detto alla Reuters Boris Makarenko, vicedirettore del Moscow Center for Political Technologies russo. Per il quotidiano Moscow Time, comunque «qualsiasi reazione che non sia di condanna sarà interpretata come sostegno indiretto». C’è chi prevede che i membri del gruppo di Shanghai si manterranno in equilibrio tra fedeltà al Cremlino e velleità di favorire la cooperazione con l’Occidente (un Paese come il Kirghizistan ospita sia basi militari russe sia americane). Per quanto riguarda la Cina, il gioco per Medvedev si fa più difficile. Il Paese ha le sue ragioni per non appoggiare l’indipendenza di Ossezia del sud e Abkahzia: non creare un precedente problematico nella gestione delle sue aree separatiste, Tibet in testa.
Ma in Tajikistan si parlerà anche dell’allargamento dell’Organizzazione a nuovi Paesi. Tra loro ci sarebbe anche l’Iran, già alleato di Mosca e oggi osservatore. L’arrivo di Teheran - rafforzato da una delle poche dichiarazioni di sostegno a Mosca, quella del rais siriano Bashar el Assad, amico dell’Iran - darebbe maggiore peso al nuovo equilibrio regionale cui mira la Russia.