La Nato replica a Prodi: "In Afghanistan non spariamo sui civili"

E alla Conferenza di Roma Bertinotti si unisce alle critiche della sinistra radicale

Roma - «Basta vittime civili». Dalla conferenza sullo stato della giustizia in Afghanistan, che ha chiuso i battenti ieri alla Farnesina, parte corale l’invito «necessario ed urgente» alle truppe Nato di evitare nuovi massacri che - come osserva il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon - «rafforzano i nostri nemici e minano i nostri sforzi».

Concordano naturalmente con l’appello, e anzi lo rafforzano, tanto il presidente Karzai che Prodi e D’Alema. Il presidente del Consiglio italiano insiste a lungo sul tema: «le vittime civili costituiscono una battuta d’arresto sulla via del ripristino della legalità». E il ministro degli Esteri lo affianca nel rivendicare uno stop immediato al massacro dei civili. Nel mirino in sostanza ci finisce De Hoop Scheffer, l’olandese segretario generale della Nato. Il quale - tanto con Prodi in un faccia a faccia a palazzo Chigi che più tardi nei saloni della Farnesina - conviene, sia pur osservando che spesso le truppe si trovano davanti miliziani talebani che non esitano a farsi scudo proprio dei civili, ma non rinuncia anche a contrattaccare: «Non possiamo non esser d’accordo sul fatto che è imperativo ridurre la perdita di vite civili e i danni alla proprietà perché se non lo faremo, rischieremo di perdere il sostegno che continuiamo a ricevere dalla maggioranza della popolazione afghana. Ma la Nato non ha mai ucciso intenzionalmente nessun civile innocente e mai lo farà!».

Non è l’unico sassolino che De Hoop Scheffer decide di togliersi dalle scarpe in chiusura di appuntamento. Dopo aver ascoltato tutta una serie di interventi in cui si tendeva ad affermare la necessità di altre iniziative, non militari, per sanare la crisi a Kabul, il segretario della Nato ha infatti convenuto sulla necessità - espressa tra gli altri proprio da Prodi e da D’Alema i quali insistono per una conferenza politica sul futuro afghano - che la Nato si impegni di più con Pakistan ed Iran perché anche questi Paesi assicurino la stabilità dell’area, ma ha anche tenuto a far presente in tono deciso come i Paesi alleati di Karzai nella lotta ai talebani e al terrorismo internazionale «debbano sostenere la presenza e lo sforzo militare fino al compimento della missione. Non fate diventare l’impegno per lo sviluppo e la ricostruzione dell’Afghanistan - ha avvertito - un alibi per ridurre i nostri sforzi militari...».

In realtà, almeno ieri, tanto Prodi che D’Alema, sia pur insistendo sulla necessità di aumentare l’impegno civile rispetto a quello militare, non hanno lasciato spiragli alle rivendicazioni che la sinistra massimalista italiana continua a esprimere per un immediato ritiro delle nostre truppe. Il premier ha parlato di «responsabilità da assolvere assieme» e di «impegno da continuare con convinzione». Mentre il titolare della Farnesina ha fatto capire che ci vorrà ancora del tempo prima di una vittoria della democrazia.

Solo che sul fronte interno, dopo che per giorni erano state seconde e terze linee della sinistra estrema a reclamare che la conferenza di Roma divenisse l’occasione concreta dell’annuncio di un ritiro, ieri è sceso in campo inaspettatamente il presidente della Camera Fausto Bertinotti: il quale ha rilevato come la conferenza di pace - cui punta senza successo, almeno fin qui, D’Alema - è assolutamente necessaria «dopo gli ultimi episodi» verificatisi. Ma soprattutto ha detto che «le operazioni militari condotte dagli Usa acutizzano i problemi».

Par di capire che l’ulteriore proroga della missione non sarà così scontata se anche Rifondazione si aggiunge a Verdi, Pdci e Sd alimentando la polemica sulla presenza militare italiana. Che pure, ieri, ha ottenuto riconoscimenti sentiti tanto da Karzai, che da Nan Ki-Moon che infine dallo stesso Scheffer.