La Nato teme la sbarrasulla guerra in Libia

<div>Una speciale commissione dell’Onu indaga sulle stragi di civili provocate da ribelli e lealisti. Ma i più sospetti sono i raid aerei</div>

La Nato teme di finire sul banco degli imputati della corte dell'Onu per il conflitto in Libia. L'arma a doppio taglio della guerra «umanitaria» e la mobilitazione della giustizia internazionale de L'Aja, contro il clan Gheddafi, rischia di trasformarsi in un boomerang. Il 2 novembre il procuratore capo della Corte penale, Luis Moreno Ocampo, ha fatto il punto sui crimini di guerra in Libia davanti al Consiglio di sicurezza dell'Onu. «Esistono indicazioni di crimini commessi dalle forze della Nato» ha spiegato il pm internazionale. Per poi aggiungere che questi sospetti «verranno esaminati in maniera imparziale ed indipendente».

Ieri l'agenzia stampa Associated press ha rivelato che l'Alleanza sono è «seriamente preoccupata di finire sotto inchiesta» per gli otto mesi di operazioni in Libia. Fonti diplomatiche hanno ammesso che per evitare il peggio la Nato dovrebbe (forse lo sta già facendo) rivedere con una lente di ingrandimento tutti i casi di raid aerei che hanno provocato morti fra i civili.

Una speciale commissione d'inchiesta dell'Onu per la Libia sta indagando da marzo sui crimini di guerra commessi dalle parti in lotta. Il rapporto dovrebbe venir consegnato ad Ocampo a breve e potrebbe contenere accuse anche nei confronti della Nato. Solo dopo il procuratore de L'Aja deciderà se "indagare" o meno l'Alleanza atlantica. Proprio l'infingimento della guerra «umanitaria», che ha mascherato l'intenzione di abbattere Gheddafi, è il principale boomerang della Nato. Le associazioni dei diritti umani, che accusavano il regime di crimini, hanno rivelato come i ribelli abbiano fatto carne di porco, pure di civili, nelle roccaforti lealiste. Teoricamente la Nato avrebbe dovuto colpire anche i rivoluzionari che bombardavano a tappeto i quartieri civili di Sirte, come aveva fatto con i governativi che assediavano Misurata.

Un altro punto dolente è la fine di Muammar Gheddafi. Il suo convoglio tentava l'ultima disperata fuga e non era certo una minaccia per la popolazione civile dell'area già fuggita o impaurita di più dai ribelli. Due caccia francesi Rafale lo hanno colpito permettendo agli insorti di catturare Gheddafi, linciarlo e alla fine giustiziarlo sul posto. L'ex premier del governo transitorio libico, Mahmoud Jibril, ha dichiarato che il colonnello è stato «assassinato dai ribelli dopo un ordine ricevuto da una potenza estera».

La lista di raid aerei finiti male è abbastanza lunga, anche se la stragrande maggioranza dei 9600 bombardamenti ha colpito obiettivi militari. Il problema riguarda soprattutto Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna che operavano nelle città. L'Italia, fin dall'inizio, aveva il caveat nazionale di non bombardare all'interno di centri abitati.

Il defunto regime ha denunciato un migliaio di vittime civili. La cifra è probabilmente esagerata, ma talvolta la stessa Nato ha ammesso l'errore. Il 19 giugno almeno nove corpi di civili sono stati mostrati ai giornalisti a Tripoli fra le macerie di un edificio bombardato. L'obiettivo era una postazione missilistica, ma l'Alleanza ha dichiarato che «uno degli ordigni ha probabilmente ucciso dei civili a causa di un malfunzionamento». Il primo maggio la Nato aveva cercato di far fuori Gheddafi uccidendo invece il figlio più giovane, Saif al Arab e due nipoti, durante una riunione di famiglia in un'abitazione civile della capitale. Dodici giorni dopo undici imam sarebbero stati uccisi durante una riunione religiosa a Brega. Per gli alleati sarà difficile giustificare l'attinenza al mandato dell'Onu di alcune operazioni sul terreno, come le armi paracadutate dai francesi ai ribelli che hanno conquistato Tripoli, oppure la guerra segreta dei corpi speciali.