«Naturale ma pericoloso, così si rischia la carriera»

«Naturale, no? Spesso noi giornalisti lavoriamo a contatto con il potere, in una zona grigia in cui per avere informazioni devi immergerti in un mondo, andare oltre le relazioni superficiali. E poi finisce che ci si innamora delle persone che si frequenta». Barbara Serra, milanese di nascita, trapiantata a Londra, oggi anchorwoman di Al Jazeera International, giornalista con un passato nei principali network televisivi internazionali, da Sky News alla Bbc, non si stupisce affatto delle love-story nate tra reporter e politici.
Lei dice che è normale. Ma non c’è un conflitto di interessi?
«Io trovo che sia naturale, sì, nel senso che è facile che succeda, ma il conflitto di interessi c’è, eccome. E per una giornalista queste storie sono pericolose, perché noi viviamo sulla nostra reputazione e se i tuoi superiori cominciano a non fidarsi, se non sei più credibile, la carriera è rovinata».
Come spiega allora tutte queste relazioni?
«Penso che giornalisti e politici, giornalisti e persone di potere, abbiano molte cose in comune. Sono curiosi, ambiziosi, hanno carattere. Poi succede che lavorino a stretto contatto per un po’ e allora scocca la scintilla. Io per esempio, mi sono fermata a Roma da fine gennaio a metà aprile del 2005 in occasione della morte di Papa Giovanni Paolo II e dell’elezione di Benedetto XVI ed è facile che in quelle occasioni si entri in un giro di relazioni in cui magari conosci qualcuno».
Vuole dirci che a Roma si è innamorata di qualche vescovo?
«Non scherziamo. Ma se vuole una nota personale, a me è successo più di una volta di intrattenere relazioni con colleghi di lavoro, per esempio. Si condividono interessi e si trascorre molto tempo insieme. Il mio fidanzato, per esempio, è un ex giornalista, che oggi fa l’avvocato».
Qualche collega le ha mai confessato di avere una storia con un una persona influente?
«No, ma credo che questo dipenda dal fatto che le colleghe sanno che rischiano. E fino a che si può, si preferisce tenere tutto top secret. Ma perché parliamo sempre di giornaliste e non di giornalisti?
Le dispiace che ci siano spesso colleghe donne di mezzo?
«Credo che facciano più notizia, ovviamente. Perché rispondono allo stereotipo della donna che vuole farsi avanti a tutti i costi».
Non è così?
«La gente si innamora delle persone. A volte c’è malafede, ma più spesso c’è spontaneità. E poi ci si innamora in due. E le giornaliste sono donne dalla forte personalità, per questo piacciono».