Naufragano cinque petroliere Mar Nero a rischio catastrofe

Navi affondate a causa di una tempesta vicino alla Crimea: in mare migliaia di tonnellate di zolfo e petrolio. La macchia oleosa potrebbe arrivare presto sulle coste

Istanbul - Il Mar Nero è sull'orlo della catastrofe ambientale. Una tragica fatalità ha voluto che ieri, in acque territoriali russe ed ucraine, siano affondate 5 navi, che hanno riversato in mare oltre 4.000 tonnellate fra zolfo e petrolio. Una calamità senza precedenti per la zona in cui è avvenuta e che è stata confermata anche dal ministero russo per le Emergenze. Un disastro di proporzioni immani, come ha sottolineato Oleg Mitvol, vicecapo dell'agenzia russa per l'Ambiente, che ha anche aggiunto: «Per risolverlo ci vorranno anni».

L'incubo, che rischia di minacciare anche tutte le altre nazioni che si affacciano sul Mar Nero, è cominciato ieri poco prima dell’alba. Un cargo russo si è spezzato in due tronconi, riversando in mare 1.300 tonnellate di petrolio, nello stretto di Kerch, che separa la Crimea dalle zone russe e che è compreso fra il Mar Nero e il mare di Azov. Una disgrazia già sufficiente a fare gridare all'allarme ambientale e che è stata provocata dalle pessime condizioni meteorologiche, con onde alte 5 metri e venti a oltre 100 chilometri orari. I tredici membri dell'equipaggio sono stati recuperati da un rimorchiatore.

Ma il peggio doveva ancora arrivare. Le condizioni meteorologiche infatti sono peggiorate ulteriormente, le raffiche di vento hanno superato i 120 chilometri orari e due mercantili, con un carico di quasi 3.000 tonnellate di zolfo si sono inabissati. Il primo è andato a fondo non lontano dal porto di Kavkaz. Il ministero russo per le Emergenze ha reso noto che l'imbarcazione trasportava 2.400 tonnellate di zolfo e che i nove membri dell'equipaggio sono riusciti a mettersi in salvo e a raggiungere la riva con una scialuppa, nonostante la furia delle onde, per puro miracolo. Il secondo cargo, che batteva sempre bandiera russa, è naufragato poco dopo sempre nello stretto di Kerch, non lontano dal luogo in cui si è spezzata in due la petroliera. Dell'equipaggio per il momento, su 11 elementi, risultano essersi messi in salvo solo tre marinai.

Nel pomeriggio, il quarto affondamento. Un altro cargo, questa volta di provenienza georgiana, che aveva mandato segnali di allarme per le condizioni di navigazione, è scomparso fra le gelide acque del Golfo di Crimea con il suo carico di 5.600 tonnellate di materiali ferrosi. Un quinta nave, anch’essa georgiana, è affondata in serata.

E mentre la tempesta non accenna a placarsi, cominciano a contarsi i primi, drammatici danni. Con un dubbio inquietante, ossia che la situazione possa essere anche più drammatica di quella rilevata fino a questo momento. Le associazioni ambientaliste hanno già lanciato l'allarme, dicendo che gli effetti più disastrosi potrebbero comparire anche fra qualche mese. «Bisogna impedire che il gasolio fuoriuscito riesca a raggiungere il fondale marino - ha detto Serghiei Baranovski, membro dell'Accademia delle scienze naturali russa -. Se succede sarà impossibile recuperarli e i fondali verranno irrimediabilmente compromessi».

Vladimir Sliviak, presidente del movimento ambientalista russo «Ecodifesa» ha parlato di una catastrofe naturale che durerà anni e che le acque, anche per la particolare posizione «chiusa» del Mar Nero, non potranno essere ripulite prima minimo di 12 mesi. Poca apprensione, per il momento, per la perdita di zolfo, che viene considerata meno grave di quella del petrolio. Oleg Mitvol infatti ha spiegato che lo zolfo è una sostanza chimica inerte, ma che potrebbe esistere il rischio che, a contatto con l'acqua, possa trasformarsi in sostanza nociva per l'uomo.

La speranza adesso è che la tempesta si plachi presto e che si riescano almeno a limitare i danni. In gioco c'è l'equilibrio ecologico di un'area molto vasta: si teme che dal mare, ormai nettamente compromesso, si possa arrivare all'inquinamento delle coste.