Il naufragio di Genova e la politica dei «tapulli» di Capitan Vincenzi

Il dialetto genovese è ricco di parole il cui suono racchiude anche una straordinaria capacità di sintesi del significato.
Non esiste termine in italiano che si possa paragonare a Tapullo, ne servono almeno quattro: una riparazione di fortuna e provvisoria, forse. Ecco, ad analizzare negli anni le strategie, le ordinanze, i provvedimenti e le soluzioni adottate dall’amministrazione comunale in carica, per affrontare le diverse emergenze, molto spesso mi è tornata alla mente questa parola lasciata in eredità dai nostri avi marinai. Genova come una nave che continua a incagliarsi in un mare poco profondo e ostile e una ciurma che continua a correre ai ripari, tappando falle con quello che trova, senza mai, o quasi, cercare di trovare una soluzione strutturale, una nuova rotta che permetta alla nave di navigare un giorno in acque tranquille.
Il Capitano Vincenzi e ciurma non sembrano riuscire a guardare all’orizzonte, ignorano bussola e carteggio, preferiscono andare avanti colpi di timone, d’istinto. Gli esempi di questa odissea sono tanti: in genere sono i quotidiani e i giornalisti a far emergere l’allarme, che non dura più di un paio di settimane, durante le quali l’amministrazione si sente sotto pressione e mette in moto quella che io definisco la «politica dei tapulli» appunto.
Ricordate un anno fa, quando ci furono alcuni incidenti mortali per due motociclisti, sulla Soprelevata? Nessuno pensò a mettere in sicurezza il guardrail e l’asfalto, fu più semplice optare per la chiusura al traffico notturno per i motoveicoli. Salvo poi riaprirlo qualche mese più tardi, quando la stampa aveva lasciato cadere l’argomento. L’esasperazione degli abitanti di Sampierdarena che vedono le loro strade invase da prostitute e locali a luci rosse sta facendo troppo rumore? È di qualche mese fa la proposta dell’assessore Francesco Scidone in concordanza con il Municipio di Centro Ovest, di chiudere al traffico le vie più frequentate dalle «signorine». Un provvedimento che non scalfirà minimamente gli sfruttatori, non diminuirà nemmeno la presenza del mercato del sesso, semplicemente lo sposterà un po’ verso levante o ponente. Ma almeno per un po’ gli abitanti di Sampierdarena non faranno più rumore, forse.
Bene, ora che finalmente, a quanto pare, anche la giunta si è accorta che a Genova c’è un evidente allarme sicurezza e che alcuni quartieri stanno diventando terreno off limits, dove è diventato pericoloso transitare a piedi anche di giorno, è arrivata una prima ordinanza che francamente mi lascia letteralmente basito: divieto di vendita di alcolici agli esercizi di Prè, Commenda e Gramsci dalle ore 14 alle ore 6 del mattino. Chi si vuole ubriacare dovrà approfittare delle ore mattutine.
Sono sarcastico, ovviamente. Ma le domande che vorrei rivolgere all’assessore Scidone ancora una volta sono tante. Prima di tutto perché colpire gli esercenti, come al solito, con un’ordinanza che probabilmente metterà in ginocchio la loro attività? Che colpa ha il proprietario di un bar del fatto che il Comune non ha saputo gestire l’ordine pubblico nel quartiere o nella via dove, magari da anni, gestisce un’attività commerciale?
Crede davvero poi Scidone che questo miope provvedimento, mi si conceda, possa fermare davvero chi ha intenzione di bere? Basterà spostarsi, così come avrebbero fatto le prostitute a Sampierdarena, in una via limitrofe, ad esempio via del Campo; oppure andare in qualsiasi supermercato ed acquistare alcolici in bottiglie di vetro, per poi portarsele appresso. È davvero certo insomma che con questo provvedimento le cose non possano invece peggiorare ulteriormente? Io, come la maggior parte dei genovesi con cui ho parlato, ho fortissimi dubbi. Ma si crede davvero poi che l’alcool sia davvero il propulsore di questa escalation di violenza? Perché invece non si fa nulla per il consumo e lo spaccio di stupefacenti, fenomeno ben più visibile agli occhi di tutti gli abitanti del centro storico? Certo è più facile così per il Comune trovare un capro espiatorio condivisibile dal popolino, piuttosto che riflettere sulla disperazione di tanti extracomunitari e sul loro disagio sociale, piuttosto che ammettere la totale mancanza di un piano di integrazione che lascia centinaia di delinquenti e sbandati in giro per le nostre strade.