Il naufragio del Giglio:tutti salvi sulla navecon l’allarme dato subito

Il responsabile della Guardia costiera al Senato: "Schettino ha provocato il disastro e poi ha perso tempo prezioso"

Roma - Se Francesco Schettino avesse dato l’allarme in tempo, non ci sarebbero stati sedici morti, sedici dispersi e non si parlerebbe di tragedia della Costa Concordia. L’ultima e più pesante accusa nei confronti del comandante della nave naufragata al Giglio arriva dal responsabile delle Capitanerie di porto e della Guardia costiera, Marco Brusco, sentito ieri dalla commissione Lavori Pubblici del Senato. «La responsabilità dell’incidente è sicuramente del capitano», spiega senza mezzi termini. E non solo perché dopo aver impostato la rotta in partenza da Civitavecchia ha deciso di cambiarla staccando gli strumenti, lavorando in manuale e andandosi a schiantare su uno scoglio a 150 metri dall’isola. Ma perché avrebbe potuto salvare i passeggeri, avvertendoli in tempo di quanto stava avvenendo.

«Se non avesse perso un’ora preziosa sarebbe andata di lusso - dice senza mezzi termini l’Ammiraglio - c’è da chiedersi perché gli ufficiali che erano con lui, gli stessi che poi sono “scivolati” sulla sua scialuppa, siano rimasti zitti, senza cercare di distoglierlo da quella navigazione a rischio». «Oltre a sbagliare clamorosamente la manovra, Schettino ha fatto un altro errore più grave che forse è costato la vita a decine di persone - incalza Brusco - è andata bene, considerando che a bordo c’erano oltre 4.200 soggetti. Ma se il comandante avesse dato l’allarme quando la nave era inclinata a 20 gradi e non a 90, sarebbe stato molto più facile calare le scialuppe. E invece la prima ora dopo l’urto, la più importante, è andata persa».

Quei sessanta minuti di ritardo sono stati determinanti, perché poi è subentrato il panico. Gli ordini contraddittori, la fuga di chi avrebbe dovuto coordinare i soccorsi, le scialuppe inutilizzabili hanno fatto esplodere la situazione. «Il personale della Concordia ha dato risposte adeguate ai passeggeri, ma sono arrivate più dall’equipaggio che dagli ufficiali», aggiunge Brusco. Secondo il capo della Guardia costiera, Schettino quella sera ha eseguito una manovra quantomeno «stravagante», perché la nave ha fatto «una rotta quasi ad angolo acuto rispetto al Giglio e con una velocità piuttosto elevata». Sarà invece la lettura della scatola nera a stabilire se la «manovra di recupero» che il capitano sostiene di aver intrapreso dopo l’urto, sia stata casuale o voluta.
Ieri il procuratore di Grosseto Francesco Verusio, titolare dell’inchiesta, a bordo di una motovedetta dei carabinieri ha cercato di ricalcare la stessa rotta compiuta quella sera dalla nave, per sciogliere alcuni interrogativi. Ma per avere risposte ci vorrà del tempo. «Le indagini sono lunghe e complesse e ci sono tante persone da sentire, compresa la giovane moldava Domnica Cemortan», ha detto il pm. Al momento, però, gli indagati restano due, il comandante e il primo ufficiale Ciro Ambrosio, che verrà ascoltato proprio oggi. Intanto ieri sono cominciati gli esami tossicologici disposti dalla procura di Grosseto sui campioni biologici prelevati a Schettino e i referti saranno pronti tra una trentina di giorni.

Ieri è stata identificata la quarta vittima tedesca e sono proseguite le ricerche dei dispersi nella parte emersa e sommersa. «Andranno avanti finché tutte le parti ispezionabili non saranno state controllate - ha assicurato il commissario all’emergenza Franco Gabrielli -; l’unico limite oggettivo è dato dal deterioramento delle condizioni di vivibilità. Ma dovremo entrare nell’idea che speranze di vita in queste condizioni non ce ne sono». Sul fronte ambientale, invece, l’Arpat ha fatto sapere che il fronte inquinamento è sotto controllo e ieri i tecnici della Smit/Neri hanno messo le valvole sui primi 6 serbatoi, quelli che contengono il 50 per cento delle 2.400 tonnellate di gasolio. Le operazioni per lo svuotamento partiranno già domani, sempre che le condizioni meteo-marine lo permettano.