Il naufragio di Soldini: «Avevo sognato tutto»

Antonio Vettese

E sette! E il settimo a fracassarsi in Atlantico è il trimarano Tim Progetto Italia di Giovanni Soldini e Vittorio Malingri. Stavano partecipando alla Transat Jacques Vabre e dopo le rotture altrui erano nel plotoncino esiguo dei superstiti, tra quelli che potevano giocare per la vittoria (ora sono in tre appena, in testa l'olandese Abn Amro ha infranto il muro delle 500 miglia per giorno). Ieri i due italiani hanno raccontato il dramma grazie a un telefono satellitare salvato nell’incidente, sognato da Soldini qualche notte prima: «È stato un flash che non mi ha più lasciato tranquillo».
L’odissea è finita ieri sera, quando Soldini e il suo coéquipier Vittorio Malingri sono stati recuperati dalla petroliera Capbari, spedita a salvarli. Erano a mollo circa 500 chilometri a sud di Dakar, ottocento al largo della Guinea, in una posizione difficile da raggiungere con i mezzi di soccorso. «Stavo regolando una vela e avevo inserito il pilota automatico - ha raccontato Giovanni in collegamento col satellitare -, quando è impazzito portando la barca al lasco; la velocità è salita a trentacinque nodi, abbiamo infilato le prue in acqua e via, la barca si è inclinata, l’albero ha toccato l’acqua ed è esploso. Così il trimarano si è rovesciato rapidissimamente. Vittorio, che era sotto e stava uscendo, è stato investito da mille oggetti. Tutto è stato così veloce che non abbiamo avuto tempo di avere paura».
Sui trimarani, barche che i navigatori portano fuori dall'acqua per correre più forte, la posizione a gambe in su non si recupera. I monoscafi per effetto della chiglia (quasi sempre) si raddrizzano da soli. «La barca è perduta - racconta laconicamente Vittorio -. Anche se potessimo tornare dopo il soccorso troveremmo solo briciole». Situazione dura, così la rappresentava Soldini prima del salvataggio: «Cerchiamo di resistere all'interno dello scafo, ma si sta riempiendo d'acqua e gli spazi vitali sono pochi. Fa un caldo tremendo visto che all’aria aperta sono almeno 30 gradi. Non andrà a fondo per il sistema con cui è costruita, al massimo rimarrà a pelo d'acqua. Abbiamo cercato di liberare il più possibile dai monconi di albero e dalle scotte. Stiamo anche sulle reti che collegano gli scafi. Comunque meglio questo relitto che una zattera autogonfiabile».
I due avevano provviste sufficienti, salvate dall'acqua. Anche l'acqua dolce non mancava. «Mi è già capitato con «Looping» nel ’92 - racconta Soldini -, ma allora io potevo farci poco, avevamo perso la chiglia. Ora è diverso, potevamo essere ancora in regata, magari per un attimo di attenzione in più le cose potevano andare diversamente. Gli squali? La zona in cui andiamo alla deriva ne è piena, ma non li abbiamo ancora visti». Il navigatore era preoccupato ben di più dal trasbordo: «Passare da una barca alla deriva a una nave è molto pericoloso. Mi ricordo 13 anni fa i rischi corsi per salire lungo un muro di lamiera che fa paura». Ma le preoccupazioni non si sono concretizzate e il passaggio sulla Capbari è avvenuto senza aclun problema. Nell’attesa, Malingri l’ha messa ancxhe sul ridere: «Abbiamo tempo per parlare. Possiamo decidere cosa fare da grandi».
Una volta tratti in salvo, le incognite rimarranno molte, il bilancio della vita sul trimarano non è entusiasmante e probabilmente non è una regata da ripetere, perso pure il mezzo. Si vocifera di un giro del mondo, la nuova regata Barcellona World Race «ma è presto per parlarne», ha tagliato corto Soldini naufrago in oceano. Dovrebbe partire l’11 settembre 2007. È un futuro lontano. Ora bisogna prendere atto che il tratto di mare dopo Finisterre ha una volta ancora assottigliato la flotta dei velisti oceanici. Soldini compreso. Anche se pensava che fosse solo un brutto sogno.