Nautica, Florida ultima spiaggia

IL 71° MIAMI INTERNATIONAL BOAT SHOW I cantieri in crisi sperano nel mercato Usa. Massiccia la presenza italiana guidata da Ucina - Confindustria. Il salone americano, con i suoi 2mila espositori e 3mila barche è da sempre importante per l'export della nostra industria nautica

Mentre in Italia infuriano le polemiche sulla tassa di stazionamento inserita nel decreto «Salva Italia», che ha dato il via alla grande fuga dai nostri porti (meno 27mila unità al 31 gennaio), in Florida si alza il sipario sull’edizione numero 71 del «Miami International Boat Show & Strictly Sail» - 16-20 febbraio - il salone nautico internazionale tra i più importanti al mondo. Si tratta di una delle maggiori rassegne del settore, ma anche di un esclusivo punto d’incontro tra i produttori e i buyer internazionali. Significativa la presenza di Ucina-Confindustria Nautica (l’associazione che opera per lo sviluppo, la promozione del settore nautico e la crescita della cultura del mare e del turismo da diporto) al Miami Beach Convention Center.

Più in particolare, Ucina sarà presente con un proprio spazio (stand 1748) che ospiterà le aziende associate: Boero Bartolomeo, azienda leader in italia nel settore delle vernici per lo yachting; Razeto & Casareto, realtà attiva nella progettazione e produzione di complementi e accessori per le costruzioni navali; Permare, cantiere specializzato nella produzione di imbarcazioni da 15 a oltre 24 metri; Quick, azienda di accessori per imbarcazioni. Il Miami International Boat Show - con i suoi 2mila espositori e circa 3mila barche - rappresenta un appuntamento di grande rilievo per l’industria nautica italiana, da sempre esportatrice con una quota di produzione destinata ai mercati esteri pari al 63%, dato che conferma l’Italia al vertice dei Paesi esportatori e di cui gli Stati Uniti rappresentano il terzo mercato per un valore superiore ai 100 milioni di euro.

La partecipazione di Ucina al salone di Miami si inserisce nell’ambito dell’articolato programma di attività all’estero che l’associazione guidata da Anton Francesco Albertoni sviluppa ogni anno in coordinamento con il ministero dello Sviluppo economico e che prevede, oltre alla partecipazione ai più importanti saloni esteri (tra cui il Dubai International Boat Show, il China International, il Rio Boat Show, il Festival de la Plaisance de Cannes, il Fort Lauderdale International Boat Show e il Mets di Amsterdam), missioni di operatori in nuovi mercati, azioni specifiche per il comparto nautico e attività dedicate alla formazione.

Gli Stati Uniti, molto sensibili all’industria nautica, sono grandi estimatori dei nostri marchi. Ma quello americano è anche un popolo di appassionati che spiega al mondo perché la vita è migliore con una barca... I nostri marchi più prestigiosi fanno bella mostra, accanto ai nuovi: Monte Carlo Yachts, Wider e Austin Parker. Gli Usa, tuttavia, sono anche il Paese con il maggior numero di marina e porticcioli (11mila), dato equivalente a quello dell’intera Europa dove le nazioni più fornite sono Germania (2.700), Finlandia (1.800) e Svezia (1.500). L’Italia dispone di oltre 500 strutture (i dati si riferiscono al 2009). Gli States guidano anche la classifica dei posti barca (800mila) seguiti da Regno Unito e Francia (circa 235mila), Svezia (200mila), Paesi Bassi (oltre 187mila) e Italia (oltre 153mila).

Intanto il balzello introdotto dal «Salva Italia» avrebbe già generato un danno economico di circa 1,4 miliardi di euro a fronte di un gettito, peraltro incerto, stimato in 200 milioni. I dati sono stati diffusi dalla stessa Ucina dopo un’audizione al Senato sul decreto liberalizzazioni. E ancora: secondo Confindustria Nautica «il mancato incasso per lo Stato sarebbe pari a 104 milioni, mentre il mancato indotto generato dai superyacht in transito arriverebbe a 210 milioni». Ma ci sono anche investimenti portuali a rischio per 1,4 miliardi. Come dire, il danno e la beffa.