Nautica, via libera al "contratto di rete"

Parte "Mare Nostrum", primo progetto nazionale per le imprese del settore sottoscritto da Ucina e da undici
associazioni territoriali di Confindustria per il rilancio del business del mare e della navigazione da diporto<br />

Il progetto «Mare Nostrum» è realtà. Giovedì scorso, infatti, RetImpresa Confindustria (l’Agenzia nata nel 2009 per promuovere le reti d’impresa) e Ucina-Confindustria Nautica hanno firmato un protocollo d’intesa le cui linee guida sono: rafforzare la cooperazione tra le imprese del settore nautico da diporto, promuovere la valenza occupazionale del settore, integrare le politiche industriali sulla nautica con quelle del turismo, dell’ambiente e dell’innovazione tecnologica attraverso il «contratto di rete». L’accordo - come si legge in una nota congiunta - è stato condiviso e sottoscritto anche da Confindustria Campania, Liguria, Marche, Toscana, Ancona, Bari-Bat (Barletta, Andria e Trani), Ferrara, Genova, Latina, Pesaro Urbino e Taranto. «Mettersi in rete - dice Aldo Bonomi, vicepresidente per le politiche territoriali e i distretti industriali di Confindustria e presidente di RetImpresa - è la strada giusta per affrontare la crisi. Le aziende che si alleano possono condividere il know how, aumentare la capacità dimensionale superando il localismo e mantenendo la propria identità. “Mare Nostrum” è un progetto importante che coinvolge, trasversalmente sul territorio nazionale, alcune delle più importanti realtà associative dell’economia del mare. Grazie all’impegno sottoscritto giovedì, le imprese coinvolte potranno utilizzare un fondamentale strumento per accrescere la competitività, anche in una logica di internazionalizzazione per un settore che si colloca al quinto posto nella graduatoria dei prodotti esportati, come uno dei comparti simbolo del made in Italy». Le linee generali di «Mare Nostrum» erano state illustrate dallo stesso Aldo Bonomi nel corso dell’Assemblea generale della Nautica svoltasi a Palazzo Giustiniani il 2 dicembre dello scorso anno. Una notevole opportunità, secondo il presidente di Ucina, Anton Francesco Albertoni: «La nautica, con un fatturato globale di 4,25 miliardi di euro, è un’industria forte. In Italia rappresenta un settore strategico per l’economia, contribuisce al Pil per 3,65 miliardi di euro e impiega oltre 100mila persone». Soddisfatta anche Marina Stella, direttore generale di Ucina, al termine di un duro lavoro lungo circa due anni: «Abbiamo dedicato molte delle nostre energie a questo progetto - dice - il cui percorso è iniziato nel 2009. Lo abbiamo fortemente voluto, anche attraverso la presenza attiva del presidente Albertoni nel collegio sindacale e nel consiglio direttivo di RetImpresa. Ora le nostre imprese possono condividere competenze, progetti specifici, processi di internazionalizzazione. Ma anche progetti più corposi nell’ambito delle ricerca, della sostenibilità ambientale e di prodotti innovativi. “Mare Nostrum” ha già numerose manifestazioni di interesse soprattutto nell’area ligure. Il ruolo centrale di Confindustria è stato determinante. Adesso ci muoveremo con le territoriali per condividere progetti comuni. A mio avviso, insomma, si tratta di un modo nuovo di fare impresa per affrontare al meglio anche i momenti critici. Noi ci crediamo e da quanto abbiamo capito ci credono anche i nostri associati». Ecco, quindi, uno strumento in più a disposizione delle imprese. Uno strumento recepito anche dal governo. La legge 99 del 2009 (poi integrata dalla 122 del 2010), infatti, stabilisce che gli utili reinvestiti nei programmi di rete sono defiscalizzati fino a 1 milione di euro. Aldo Bonomi, presentando il progetto il 2 dicembre a Roma, commentò così: «Non è poco, ma per un più deciso cambio di marcia serve anche un cambio di mentalità. E parlo di noi imprenditori: dobbiamo impegnarci di più, ormai dipende solo da noi. È vero, l’accesso al credito è reale. Tuttavia qualcosa si muove. Unicredit, ad esempio, sta operando bene. Qualcuno comincia a capire che se crescono le aziende crescono anche le banche. Dove non c’è industria non c’è più niente. E fallisce il Sistema Paese».