Nautica & politica Il signor Meta e la pazienza dell’onorevole cittadino

Il vergognoso attacco al ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, reo di aver rilasciato un’intervista al Giornale di Bordo di sabato scorso, in cui, a proposito della caccia ai megayacht diceva garbatamente «Apprezzo il grande lavoro della Guardia di Finanza, ma faccio un appello al buon senso e all’equilibrio», la dice lunga sulla nautica perennemente nell’occhio del ciclone. È sconcertante come il libero pensiero, espresso nel pieno rispetto di tutti i soggetti coinvolti, venga usato a fini politici stravolgendone il vero significato.
Lo «sdegno» per le dichiarazioni di Matteoli, questa volta, parte dal capogruppo Pd della commissione Trasporti della Camera, tale Michele Meta. Il quale, non solo consiglia «maggiore prudenza al ministro», ma rilascia alle agenzie di stampa una lunga dichiarazione (un minimo di visibilità non si nega a nessuno) per dire: «Sentiamo di ribadire la fiducia alla Guardia di Finanza come alle altre Forze dell’ordine che tra mille difficoltà, e ostacoli determinati dal governo che ne ha tagliato i fondi, svolgono il loro lavoro per garantire la sicurezza ai bagnanti e ai diportisti e per scovare il fenomeno dell’evasione fiscale».
Grande! Premesso che la sicurezza a bagnanti e diportisti viene garantita soprattutto dalla Guardia Costiera, aggiungiamo che la demagogia è un’«arte». Se usata male, oltre che insopportabile, diventa anche ridicola.
Esiste un uomo di buon senso che voglia svillaneggiare la Guardia di Finanza o le Forze dell’ordine. Non ci risulta, a partire dagli stessi vertici di Confindustria Nautica che collaborano da tempo con l’Agenzia delle Entrate. È vero che il buon senso non si acquista al supermercato. Chi ce l’ha ce l’ha. Il signor Meta (ci consenta di non chiamarlo onorevole perché - come diceva quel grande difensore civico che fu Alberto Bertuzzi - i veri onorevoli sono i cittadini), ha dimostrato di non averne.
Proprio Genova, in occasione del Nautico, è stata tappezzata di manifesti con i soliti slogan Pd: «La pazienza è finita». «La nostra!», ha commentato un imprenditore nautico che ha affrontato la crisi con grande coraggio salvando a fatica l’azienda e gli stipendi dei suoi 65 dipendenti. «Basta con questi slogan. Almeno avessero qualche idea... Solo spot insopportabili. Sì, è finita. La pazienza».
Non è stato un felicissimo compleanno per il Nautico. Iniziata con lo sciopero selvaggio del trasporto pubblico, la protesta dei dipendenti del «Carlo Felice», i rumorosi «grillini» anti Tav e anti inceneritore per tacere del solito blitz folkloristico di Greenpeace, la cerimonia di inaugurazione si è conclusa tra l’imbarazzo generale. Infatti, mentre il presidente di Ucina, Anton Francesco Albertoni, chiedeva a Matteoli e al governo nuovi porti, il governatore della Liguria, Claudio Burlando, rispondeva: «Occorre porre un limite alla proliferazione dei porti turistici in Liguria, passata in un decennio da 14mila a 25mila posti barca». A questo punto vorremmo capire quale sarà il futuro di una regione come la Liguria la cui economia si regge quasi esclusivamente sulla lunga filiera delle attività marittime, turismo da diporto compreso. Spesso andare controcorrente è pericoloso. Contromano è ancora peggio.